Lewis Hamilton deve recuperare oltre sei decimi da Charles Leclerc, ma il problema della Ferrari non è la velocità sul rettilineo. Mentre sono in corso le FP3 del Gran Premio degli Stati Uniti, l'analisi telemetrica dei giri veloci del venerdì permette di individuare con precisione le aree nelle quali il sette volte campione del mondo deve migliorare per avvicinarsi al compagno di squadra. Il confronto fra le due SF-26, separate da 615 millesimi nelle FP2 di Austin, è piuttosto eloquente: Hamilton perde 342 millesimi nelle curve lente e altri 282 in quelle di media velocità, mentre sui rettilinei riesce addirittura a guadagnare 37 millesimi. La difficoltà principale riguarda quindi l'ingresso in curva e la capacità di far ruotare la monoposto, due aspetti sui quali il britannico ha insistito anche durante il lungo confronto radio con il proprio ingegnere. Con il nuovo pacchetto aerodinamico introdotto dalla Ferrari proprio in Texas, la ricerca del giusto bilanciamento diventa il passaggio fondamentale per affrontare le qualifiche.

Hamilton, sei decimi da Leclerc: il problema è nelle curve

Il dato più significativo della telemetria è che Hamilton non perde praticamente nulla in termini di velocità sui rettilinei, anzi riesce a ottenere un piccolo vantaggio rispetto a Leclerc. La differenza nasce quando arriva il momento di rallentare, inserire la monoposto e accompagnarla verso il punto di corda. Nelle curve lente il britannico lascia 342 millesimi, oltre la metà del distacco registrato sul giro completo, mentre in quelle di media velocità perde ulteriori 282 millesimi. I 37 millesimi recuperati sul dritto riducono soltanto marginalmente il divario. La somma dei contributi indicati dall'analisi non coincide perfettamente con i 615 millesimi del cronometro, ma la distribuzione del tempo perso restituisce un'indicazione: il problema non è la gestione della potenza della SF-26, bensì il modo in cui Hamilton riesce a sfruttarne il potenziale aerodinamico nelle fasi più delicate della curva. Una lettura che trova riscontro nelle comunicazioni radio delle FP2, quando Lewis aveva chiesto ripetutamente dove nascessero quei sei decimi di differenza. Il suo ingegnere aveva individuato diversi punti critici, fra i quali l'ingresso della curva 7, le uscite della 9 e della 11 e soprattutto la frenata della curva 12, dove Leclerc riesce a essere più efficace sia nella pressione iniziale sul pedale sia nel successivo rilascio. Non emerge quindi un singolo errore da correggere, ma una difficoltà distribuita lungo le fasi di ingresso, rotazione e uscita delle curve. Ed è proprio questo a rendere il lavoro sull'assetto più complicato, perché migliorare una caratteristica della monoposto senza comprometterne un'altra richiede un equilibrio particolarmente preciso.

Sezione: News / Data: Sab 24 ottobre 2026 alle 19:51
Mirko Borghesi / Twitter: @@BorghesiMirko
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Mirko Borghesi
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Editore e Direttore di F1 News, Mirko Borghesi è giornalista dal 2008. Regolarmente iscritto all'Odg, ha lavorato nel mondo del calcio, della politica e dello sport. Attualmente è capo ufficio stampa della Proracing Motorsport Academy di Fisichella, Cioci e Liuzzi; direttore artistico di AsiPlay, la tv dell'ASI, e collabora con diverse testate