Il circus della F1 si avvicina a grandi passi verso la rivoluzione regolamentare del 2026, ma tra i box iniziano a emergere riflessioni profonde sulle criticità dei nuovi progetti. Uno dei tecnici più autorevoli e ascoltati del paddock, Andrea Stella, ha analizzato con estrema lucidità le sfide che attendono ingegneri e piloti con l'introduzione delle nuove power unit e dell'aerodinamica attiva. Il delicato equilibrio tra la potenza elettrica e la resistenza all'avanzamento rappresenta il nodo centrale di una sfida tecnica senza precedenti, dove il rischio di vedere vetture troppo lente in rettilineo o eccessivamente complesse da gestire è concreto. La McLaren, sotto la guida dell'ingegnere italiano, sta già studiando le contromisure per non farsi trovare impreparata di fronte a un cambiamento che promette di rimescolare i valori in campo tra i top team.

Il rebus della ricarica e la velocità massima

Uno dei punti più dibattuti riguarda il bilanciamento tra il motore endotermico e la componente elettrica, che nel 2026 avranno un peso quasi paritetico. Andrea Stella ha posto l'accento sulla necessità di non penalizzare lo spettacolo e l'efficienza pura delle monoposto. “Le prime simulazioni effettuate ci dicono che il modo in cui verrà utilizzata l'energia e la capacità di ricarica delle batterie saranno elementi discriminanti per la prestazione sul giro. Esiste però il rischio che le vetture possano trovarsi in carenza di spinta elettrica proprio nei tratti più veloci, ed è su questo aspetto che bisogna lavorare con i regolatori per affinare i dettagli tecnici” ha spiegato il Team Principal della scuderia di Woking. La preoccupazione principale riguarda l'efficienza aerodinamica: con meno potenza termica a disposizione, le auto dovranno essere estremamente "scivolose" per mantenere velocità di punta adeguate alla f1 oggi. Secondo Stella, il lavoro di affinamento sulle ali mobili anteriori e posteriori sarà cruciale per evitare che le macchine diventino troppo lente una volta esaurita la spinta dell'ibrido a metà rettilineo.

Aerodinamica attiva: una sfida per la stabilità

L'introduzione di sistemi aerodinamici mobili non servirà solo a ridurre il drag, ma sarà fondamentale per compensare la perdita di carico nelle curve. Stella osserva come questa tecnologia, sebbene affascinante, porti con sé una complessità progettuale mai vista prima nella f1 formula 1 moderna. “Passare da una configurazione a basso attrito a una ad alto carico in pochi istanti richiede una calibrazione perfetta, per evitare che i piloti perdano fiducia nel comportamento della vettura. Stiamo parlando di una gestione del flusso d'aria che deve essere armonizzata con l'erogazione della potenza elettrica per massimizzare il tempo sul giro” ha proseguito il tecnico italiano. La sfida per i team, inclusa la Ferrari F1 e gli altri rivali diretti, sarà quella di creare mappe motore e strategie aerodinamiche che non rendano la guida imprevedibile. Stella rimane comunque fiducioso sulla capacità della categoria di adattarsi, sottolineando come la collaborazione tra le squadre e la Federazione stia portando a continui aggiustamenti delle bozze regolamentari per garantire che le monoposto del 2026 restino il punto di riferimento tecnologico e prestazionale del motorsport mondiale, senza snaturare il DNA competitivo che i tifosi si aspettano.

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Sezione: News / Data: Ven 27 febbraio 2026 alle 09:51
Autore: Paolo Mutarelli / Twitter: @j_pablo99
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Paolo Mutarelli
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Paolo Mutarelli
Giornalista classe 1999, pubblicista dal 2022, laureato magistrale in Scienze Politiche e relazioni Internazionali nel 2025 all’Università La Sapienza di Roma. Il mondiale perso da Massa nel 2008 ha acceso la miccia di un bambino che ha iniziato a seguire la Formula 1 e la altre categorie del motorsport.