Il problema non è che Pirelli sbagli sempre: è che oggi sbaglia quasi sempre dalla stessa parte. In Formula 1 l’equilibrio sugli pneumatici è delicatissimo, perché gomme troppo fragili trasformano tutto in un esercizio di sopravvivenza, ma gomme troppo resistenti producono l’effetto opposto: annullano la variabile strategica. Ed è proprio ciò che sta accadendo. Australia e Cina hanno confermato una tendenza ormai evidente: stint lunghissimi, degrado ridotto al minimo e gare che si indirizzano rapidamente verso la sosta unica. In queste condizioni basta una safety car nel momento giusto per congelare la corsa ai box e, di fatto, anche la gara. George Russell lo aveva spiegato bene: "Se la gara è di 60 giri, la gomma dura dovrebbe consumarsi dopo 30 giri, la media dopo 20 e la morbida dopo 10. Se si riuscisse a ottenere questo risultato, sarebbe perfetto." Oggi, invece, siamo lontanissimi da quella logica.

Scelte prudenti che tolgono spettacolo
La sensazione è che Pirelli preferisca non correre rischi, anche quando i dati suggerirebbero una scelta più aggressiva. In Cina, ad esempio, una selezione più morbida avrebbe avuto molto più senso, considerando che già in passato la pista aveva mostrato un degrado contenuto, complice anche il nuovo asfalto. Ancora più sorprendente la decisione su Suzuka, dove il pacchetto scelto è rimasto estremamente conservativo nonostante nel 2025 l’usura fosse stata quasi irrilevante. Dopo quella gara, Mario Isola aveva ammesso: "Normalmente, l'usura termica gioca un ruolo importante in questo caso, ma oggi non abbiamo riscontrato praticamente alcun degrado sugli pneumatici medi e duri, nemmeno durante stint lunghi". Se il quadro era già così chiaro, riproporre una gamma tanto dura appare poco comprensibile. Il risultato è una Formula 1 in cui il C3 finisce spesso per diventare la gomma che appiattisce tutto.

Il vero nodo è la paura di osare
La prudenza di Pirelli ha una spiegazione: quando le squadre forzano oltre il limite e succede un guaio, il marchio finisce inevitabilmente sotto accusa. Episodi come Spa 2015 lo dimostrano. Però oggi si è passati all’eccesso opposto: per evitare polemiche si sta sacrificando lo spettacolo. Nemmeno gli interventi artificiali, come i limiti sugli stint o altri correttivi regolamentari, hanno risolto il problema, perché non curano la causa ma solo i sintomi. La verità è semplice: servono scelte più coraggiose, anche a costo di aumentare il rischio strategico. Non per creare caos, ma per restituire alla gara una componente essenziale della Formula 1 moderna: l’imprevedibilità. Perché se quasi ogni domenica la corsa si decide con una sola sosta già scritta, allora non è solo la strategia a perdere valore: è lo spettacolo intero a uscirne impoverito.

Sezione: News / Data: Mer 18 marzo 2026 alle 11:45
Autore: Francesco Franza
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Francesco Franza
Ho 37 anni, sono nato e cresciuto a Roma e mi sono laureato in Comunicazione e Multimedialità presso l’Universitas Mercatorum con 107/110. Lavoro come IT Support Professional, ma collaboro con F1-News.eu per costruire la mia carriera nella comunicazione, la mia più grande passione. Amo i motori da sempre e i trionfi di Schumacher in Ferrari