Il debutto in Red Bull di Isack Hadjar nel Gran Premio d'Australia si è trasformato in un misto di adrenalina e frustrazione. Il giovane talento della Red Bull, scattato dalla terza posizione in griglia, ha assaporato per pochi istanti il sapore del vertice prima che la sua power unit iniziasse a dare segnali di cedimento fatale. Nonostante uno scatto bruciante al via, il pilota francese è stato tradito dall'affidabilità all'undicesimo giro, lasciando la pista di Melbourne con il rammarico di chi sente di aver perso l'occasione della vita nel confronto diretto con i giganti della f1.
Il rumore del disastro e il blackout elettrico al via
I problemi per Hadjar sono iniziati ben prima del ritiro ufficiale, con una sinfonia sinistra proveniente dal retrotreno della sua RB22 sin dai primi metri di gara. “Ero consapevole che il propulsore avrebbe ceduto già dopo la prima curva; subito dopo lo start il suono è mutato radicalmente e le temperature erano schizzate alle stelle”, ha raccontato il pilota ai microfoni della stampa internazionale, descrivendo una situazione tecnica al limite del collasso. Oltre al calore eccessivo, il francese si è ritrovato a gestire una batteria completamente scarica proprio nel momento del bisogno: “L’unico aspetto positivo è stata la partenza eccezionale, ma poi mi sono ritrovato senza energia elettrica, sembrava quasi di guidare una vecchia V8 Supercar; è un vero peccato perché avevo seguito correttamente ogni fase della procedura”, ha aggiunto sconsolato, sottolineando la difficoltà di gestire la f1 oggi quando l'ibrido viene meno.
L'incognita delle batterie e il duello mancato con Hamilton
Il problema energetico che ha colpito la Red Bull non è stato un caso isolato, ma una variabile che le simulazioni invernali non avevano previsto. “Il fatto di essermi ritrovato sulla linea di partenza senza potenza non è dipeso da un guasto meccanico, ma semplicemente dobbiamo imparare a gestire meglio queste situazioni per evitare che si ripetano”, ha spiegato Hadjar con maturità, evidenziando come sei giorni di test e le prove libere non siano bastati a prevedere lo stress energetico di una partenza reale. Nonostante il motore facesse “un rumore ridicolo e terribile”, il giovane pilota è convinto che senza quegli intoppi il finale sarebbe stato diverso: “Penso che me la sarei potuta giocare apertamente con Lewis Hamilton; con lo spunto che avevo avrei preso il comando e ci saremmo divertiti a lottare con gli altri, mi sarebbe bastato almeno finire la corsa per dimostrare il nostro potenziale”.
Il rimpianto per la velocità del venerdì
Il contrasto tra le ottime sensazioni delle prove libere e il calvario della domenica è l'aspetto che più brucia nel box Red Bull. Isack Hadjar ha ribadito come la monoposto del venerdì fosse una macchina perfetta, capace di una progressione fluida che è mancata totalmente nel momento decisivo del weekend di f1 formula 1. “Non era affatto questo ciò che desideravo per il mio debutto; avrei voluto una vettura che si comportasse come durante le prime libere, quando il passo era eccellente e l’erogazione del motore fluida”, ha concluso il pilota, guardando già alla prossima tappa con la fame di chi sa di avere la velocità per stare tra i grandi, ma attende ancora che la tecnologia della f1 news sia alla sua altezza.
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