Inauguriamo la nostra rubrica "Legami F1" con la testimonianza di Francesco: un racconto intimo che attraversa decenni di passione, dalle sveglie notturne all'ultima Monza insieme. A fondo articolo troverai il video (oppure cliccando qui)

Un legame oltre la rigidità: la F1 come unico sport

Inauguriamo oggi la rubrica "Legami F1" con una storia che tocca le corde più profonde dell'anima. È il racconto di Francesco, che ricorda suo papà Natale, un uomo che la malattia ha portato via, ma che ha lasciato un'eredità fatta di motori e amore. La Ferrari e la Formula 1 non erano solo una passione, erano il ponte che univa due generazioni.

"Puoi immaginare, la cosa è ancora abbastanza fresca," confida Francesco con la voce rotta dall'emozione. "La Ferrari era ciò che ci legava più di tutto perché papà era una figura molto rigida, e la Formula 1 ha rappresentato per me l'unico 'sport in eccesso' verso di lui, verso il suo essere più intimo. Me l'ha trasmessa sin da piccolo; non saprei spiegare il perché o il per come, è semplicemente successo."

A papà Natale non piaceva il calcio, si era avvicinato a quello sport solo per riflesso verso il figlio, ma per la F1 era letteralmente "malato". Per lui il weekend era sacro e non esistevano orari impossibili: quando non si correva sempre alla stessa ora e gli orari dipendevano esclusivamente dal fuso locale, lui era lì, pronto.

Il bambino che riconosceva i caschi: "Era impossibile vedere le gare"

Francesco ricorda una casa piena di riviste, specialmente quando si avvicinava l'inizio del campionato e uscivano gli inserti particolari. Ma il ricordo più dolce riguarda la sua precocità di tifoso, che lasciava papà Natale senza parole.

"Mi dicevano che era diventato impossibile vedere la Formula 1 con me già da piccolo, perché riconoscevo i piloti dai caschi prima ancora dei telecronisti. Avevo forse due o tre anni. Lui diceva che non riusciva a godersi le gare perché ogni volta che inquadravano una vettura, io cominciavo a dire i nomi a macchinetta dal casco. Era divertito da questa cosa, lo colpiva molto".

Giappone 2000: Schumacher e quella mattina dei cornetti

Ci sono date che restano scolpite. Quella mattina di ottobre del 2000, quando Michael Schumacher riportò il titolo piloti a Maranello, è per Francesco il ricordo più prezioso. Aveva otto anni, e l'atmosfera in casa era elettrica.

"Mi ricordo papà teso come una corda di violino. Venne a svegliarmi perché correvano presto in Giappone. Lo vedevo lì, sul divano, immobile e contratto perché c'era molto in gioco dopo le delusioni degli anni precedenti. Lui era uno che non diceva mai una parola, ma quando guardava la Formula 1 si trasformava. Quella mattina, quando siamo diventati Campioni del Mondo, è impazzito. Uscì subito a comprare i cornetti per festeggiare, fu una mattina particolare, un'emozione che non si può spiegare."

L'evoluzione di un rapporto: dal risveglio al caffè per papà

Il tempo passa, e con esso l'evoluzione di quel legame. Francesco ricorda con tenerezza le levatacce per il GP d'Australia, quando le gare si correvano nel cuore della notte. All'inizio era il papà a trascinarlo sul divano, creando un momento magico per un bambino: la sveglia alle due o alle tre del mattino.

Fase della vita Il rito della sveglia Il ruolo di Francesco
Infanzia Papà Natale sveglia Francesco L'emozione di andare sul divano alle 3
Età adulta Francesco mette la sveglia Preparare il caffè per papà Natale
Significato Inversione dei ruoli Certificazione di un rapporto evoluto

"Quella inversione dei ruoli è una cosa che mi manca parecchio, veramente parecchio. Passare dall'essere svegliato al preparare io il caffè qualche minuto prima per lui... era il nostro modo di dirci che eravamo cresciuti insieme a questo sport."

L'ultimo sogno a Monza 2022 e l'eredità del cuore

L'ultimo grande capitolo è stato il GP di Monza del 2022. Un desiderio inseguito a lungo e finalmente realizzato. Francesco comprò i biglietti di corsa appena uscirono, per festeggiare il compleanno di Natale (nato il 21 settembre 1964): "Andammo da soli, io e lui".

"Lui già stava male di nuovo, fu particolare stare fuori con lui, con la preoccupazione e tutto quanto. Ma è una cosa che porterò eternamente nel cuore. Una delle cose che ho voluto tenere a tutti i costi sono la sua maglietta della Ferrari, il suo orologio e la bandiera. Papà lì a Monza non smetteva di parlare, mi raccontava aneddoti di quando era giovane... per me era strano e piacevole vederlo così aperto."

Francesco conclude con una malinconia profonda, legata ai modellini di Ferrari che non mancavano mai in casa e a quella tradizione spezzata: "Quest'anno è stato duro vedere la presentazione della macchina senza di lui. Io gli mandavo subito il rendering della foto e lui commentava: 'Sì è bella, bisognerebbe essere pure veloci'. Mi è mancata la possibilità di tornare a vedere la Ferrari campione del mondo con lui ora che sono grande. L'ultima volta avevo 15 o 16 anni."

Resta il ricordo di un uomo che, nonostante un'operazione alla lingua che gli aveva cambiato la voce 13 anni fa, non smetteva di strillare per la sua F1. "Vedere un personaggio così silenzioso strillare per la Ferrari... è una cosa che mi fa sempre ridere quando ci ripenso."

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Il video
Sezione: News / Data: Ven 27 febbraio 2026 alle 16:00
Autore: Mirko Borghesi / Twitter: @@BorghesiMirko
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Mirko Borghesi
Editore e Direttore di F1 News, Mirko Borghesi è giornalista dal 2008. Regolarmente iscritto all'Odg, ha lavorato nel mondo del calcio, della politica e dello sport. Attualmente è capo ufficio stampa della Proracing Motorsport Academy di Fisichella, Cioci e Liuzzi; direttore artistico di AsiPlay, la tv dell'ASI, e collabora con diverse testate