C’è una Formula 1 fatta di risultati, numeri e statistiche, e poi ce n’è un’altra, più silenziosa, che vive nella testa dei piloti. Lando Norris ha deciso di raccontarla senza filtri durante gli Autosport Awards 2026, scegliendo di guardarsi indietro e parlare al ragazzo che sognava la massima categoria senza essere certo di meritarla. Un esercizio di sincerità che restituisce il ritratto di un pilota lontano dagli stereotipi, cresciuto tra dubbi e ambizione controllata.

La forza silenziosa di un carattere fuori dagli schemi

Ripercorrendo i primi anni della sua carriera, Lando Norris ha ammesso di non essere mai stato il classico talento travolto da un’inarrestabile fiducia in sé stesso. “Se potessi tornare indietro direi a quel ragazzino di credere un po’ di più nelle proprie capacità”, ha raccontato, rielaborando un pensiero maturato col tempo. Un approccio quasi controcorrente, fatto di prudenza e di aspettative basse verso l’esterno, ma altissime verso sé stesso. Norris non si è mai svegliato convinto di dominare la giornata, eppure proprio questo atteggiamento lo ha aiutato a gestire la pressione. “Non parto mai pensando di dover vincere per forza, ed è un vantaggio. Ma dentro di me so che il livello deve restare sempre alto”, ha spiegato, lasciando emergere un equilibrio mentale costruito negli anni. Fin da giovanissimo, guardava con rispetto – e un pizzico di timore – i piloti più grandi e strutturati, chiedendosi se sarebbe stato all’altezza di categorie sempre più competitive.

Dai dubbi alle vittorie fino alla Formula 1

Quel senso di inadeguatezza iniziale, però, non ha mai frenato la sua crescita. Anzi, è diventato carburante emotivo. Stagione dopo stagione, Norris ha ribaltato le proprie paure con i fatti: titoli, promozioni e nuove sfide vinte quasi contro se stesso. “Ogni anno mi sorprendevo: salivo di categoria, vincevo ancora e mi chiedevo se sarebbe successo di nuovo”, ha ricordato. L’unico stop simbolico è arrivato in Formula 2, battuto da George Russell, prima di porsi la domanda più grande: essere competitivo anche in Formula 1. L’esordio con la McLaren nel 2019 ha dato la risposta. Oggi Norris è uno dei volti simbolo della nuova generazione, ma conserva quello sguardo critico che lo ha accompagnato fin dall’inizio. Ed è proprio per questo che, se potesse parlare al sé più giovane, non parlerebbe di tecnica o di vittorie, ma di fiducia: quella che spesso arriva solo dopo aver dimostrato, a sé stessi prima che agli altri, di potercela fare davvero.

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Sezione: News / Data: Gio 22 gennaio 2026 alle 11:33
Autore: Paolo Mutarelli / Twitter: @j_pablo99
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Paolo Mutarelli
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Paolo Mutarelli
Giornalista classe 1999, pubblicista dal 2022, laureato magistrale in Scienze Politiche e relazioni Internazionali nel 2025 all’Università La Sapienza di Roma. Il mondiale perso da Massa nel 2008 ha acceso la miccia di un bambino che ha iniziato a seguire la Formula 1 e la altre categorie del motorsport.
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