La domanda, dopo Madrid, non è più se Kimi Antonelli sia in grado di conquistare il titolo. Con 292 punti, otto vittorie e un vantaggio di 81 lunghezze su George Russell, il pilota Mercedes ha costruito una posizione che dopo quattordici Gran Premi è diventata estremamente solida. La domanda è un'altra: c'è ancora qualcuno in grado di fermarlo? Il Gran Premio di Spagna ha dato un'ulteriore risposta a questo interrogativo, ma non necessariamente quella più semplice. Antonelli ha vinto una gara nella quale Lando Norris era partito dalla pole e aveva condotto le prime fasi con un ritmo sufficiente per tenere dietro la Mercedes. La Virtual Safety Car ha però cambiato gli equilibri, favorendo la strategia di Antonelli e compromettendo quella di Norris. Alla fine, Antonelli ha preceduto Max Verstappen e lo stesso Norris, conquistando la sua ottava vittoria stagionale. Antonelli non sta necessariamente vincendo perché Mercedes è irraggiungibile in ogni condizione. Sta vincendo perché, quando si presenta l'occasione, lui e la squadra riescono quasi sempre a sfruttarla. Ed è questo che rende la sua rincorsa al titolo così difficile da interrompere.

Norris deve trasformare la velocità in continuità

Se c'è un pilota che in questo momento sembra avere gli strumenti per mettere realmente in difficoltà Antonelli, è Lando Norris. La qualifica di Madrid è stata probabilmente l'esempio più chiaro. Il pilota McLaren ha conquistato la pole con appena 0,011 secondi di vantaggio su Antonelli, confermando quanto fosse ridotto il margine tra le due vetture sul giro secco. In gara, Norris ha poi mantenuto il comando nelle prime fasi, prima che l'intervento della Virtual Safety Car modificasse completamente lo scenario. Norris, quindi, ha dimostrato di poter battere Antonelli sul piano della prestazione pura. Il problema è che il campionato non si vince dimostrando di avere il ritmo per vincere una singola gara. Dopo Madrid Norris è quarto con 186 punti, 106 in meno rispetto ad Antonelli. La distanza è ancora più significativa considerando che davanti a lui ci sono anche Russell e Lewis Hamilton. Per riaprire davvero il campionato, McLaren dovrebbe quindi trasformare la competitività mostrata in alcune occasioni in una sequenza di risultati pesanti. Non basterà più arrivare davanti a Mercedes quando si presenta una determinata combinazione di circuito, gomme e condizioni di gara. Servirà farlo con una regolarità tale da costringere Antonelli a cedere terreno ogni fine settimana. Ed è proprio questo che finora è mancato.

Russell non è l'inseguitore principale

George Russell è secondo in classifica, ma sarebbe fuorviante considerarlo ancora il principale candidato alla rimonta. Il distacco di 81 punti da Antonelli è ormai troppo ampio per ignorarlo e, soprattutto, la stagione ha preso una direzione molto precisa all'interno della stessa Mercedes. Russell continua a ottenere risultati importanti, ma Antonelli ha progressivamente costruito un margine che va ben oltre quello che ci si potrebbe aspettare da una normale sfida tra compagni di squadra. La stessa classifica lo dimostra: dopo Madrid, Russell è a 211 punti, Hamilton a 191 e Norris a 186. Eppure la posizione di Russell è interessante per un'altra ragione. La Mercedes non è stata perfetta. Anzi, la squadra ha perso diversi punti proprio a causa dell'affidabilità, e questo ha impedito ad Antonelli e Russell di esprimere sempre il potenziale della W17. A Barcellona, per esempio, Antonelli era avviato verso il secondo posto quando un problema meccanico lo ha costretto al ritiro nelle fasi finali. Questo elemento sarà molto più importante della posizione di Russell nella classifica.

Ferrari continua a essere a un passo, ma quel passo non arriva

La situazione della Ferrari è probabilmente quella più difficile da leggere. La SF-26 non è una macchina incapace di vincere. Lewis Hamilton ha già conquistato una vittoria a Barcellona e, anche a Madrid, la Ferrari aveva mostrato un potenziale sufficiente per inserirsi nella lotta davanti. Hamilton, tuttavia, ha dovuto ritirarsi dopo appena sei giri per un problema ai freni, mentre Charles Leclerc ha concluso quarto. Ed è qui che torna una sensazione che accompagna Ferrari da buona parte della stagione: manca sempre qualcosa. Non necessariamente un distacco enorme. Spesso è una questione di dettagli. Un po' di prestazione in qualifica. Una gestione delle gomme leggermente migliore. Un passo gara più costante. Una strategia che funzioni fino in fondo. Un weekend nel quale tutto si incastri contemporaneamente. Ferrari sembra spesso sufficientemente vicina per pensare di poter competere con Mercedes, ma raramente abbastanza vicina da poterlo fare con continuità. Madrid ne è stata un'altra dimostrazione. Leclerc si è ritrovato al comando della gara dopo le soste degli altri, ma la sua strategia alternativa aveva bisogno di una neutralizzazione o di un'altra circostanza favorevole per trasformarsi in una vera possibilità di vittoria. Quando è stato costretto a fermarsi, è tornato quarto. È la fotografia di una squadra che continua ad avere il potenziale per inserirsi nella lotta, ma che sembra non riuscire a compiere quel passettino definitivo verso il livello degli avversari. E con Antonelli a 292 punti, il tempo a disposizione per recuperare terreno è praticamente finito. Hamilton e Leclerc possono ancora incidere, ma la Ferrari deve cambiare passo Hamilton è terzo nel campionato con 191 punti, mentre Leclerc è quinto a 167. La distanza dal leader è rispettivamente di 101 e 125 punti. Sono distacchi importanti, ma il problema non è soltanto numerico. Ferrari deve prima dimostrare di poter vincere con maggiore continuità. La vittoria di Hamilton a Barcellona è stata significativa proprio perché ha interrotto il dominio iniziale di Mercedes. In quella gara Antonelli era comunque in lotta per il secondo posto prima del problema tecnico che lo ha costretto al ritiro. Questo significa che Ferrari ha già dimostrato di poter sfruttare una situazione nella quale Mercedes lascia qualcosa per strada. Per riaprire la lotta al titolo, però, dovrebbe fare un ulteriore passo: essere in grado di mettere Mercedes sotto pressione anche quando la W17 arriva al traguardo senza problemi. Finora è stato questo il limite principale.

Verstappen resta sempre una variabile

Poi c'è Max Verstappen. Il distacco di 147 punti da Antonelli rende la situazione del pilota Red Bull molto complicata, ma non cancella la possibilità che possa avere un ruolo importante nelle prossime gare. A Madrid Verstappen ha chiuso secondo, davanti a Norris, sfruttando anche lui una situazione nella quale la gara era cambiata rapidamente dopo la VSC. Anche per Red Bull il problema è la continuità. Verstappen rimane perfettamente in grado di vincere una gara se la vettura trova il giusto equilibrio e il circuito si adatta alle caratteristiche della RB. Ma una cosa è vincere una gara, un'altra è costruire una rimonta di oltre cento punti. Per farlo servirebbe una combinazione di fattori: un miglioramento significativo della Red Bull, risultati costantemente pesanti e, contemporaneamente, una fase negativa di Antonelli. Al momento non è ciò che racconta la classifica. Ma è proprio per questo che Verstappen non può essere escluso completamente dalla discussione.

Il vero avversario di Antonelli potrebbe essere l'affidabilità

Questo è punto più importante. Se si cerca qualcosa che abbia già dimostrato di poter sottrarre punti ad Antonelli, la risposta non è necessariamente un pilota. È l'affidabilità. Il 2026 ha già mostrato che la Mercedes può perdere risultati importanti per problemi tecnici. Antonelli ha subito un ritiro a Barcellona mentre era secondo e, a Silverstone, un problema al wheel shield lo ha costretto a effettuare due soste non previste mentre era in lotta per le prime posizioni. La Formula 1 aveva già evidenziato ad agosto quanto i problemi di affidabilità Mercedes avessero inciso sul bottino della squadra nella prima metà del campionato, nonostante la W17 avesse mostrato una superiorità prestazionale evidente in diverse occasioni. È un elemento che cambia completamente la prospettiva. Antonelli ha 81 punti di vantaggio su Russell nonostante Mercedes abbia già perso punti per problemi tecnici. Questo significa che il margine che ha costruito non nasce da una stagione perfetta della squadra. Al contrario, è stato costruito anche resistendo a una serie di inconvenienti. Ed è qui che il finale del campionato potrebbe diventare interessante. Perché gli avversari non hanno necessariamente bisogno di trovare una macchina che sia sistematicamente più veloce della Mercedes. Potrebbero avere bisogno soltanto di essere abbastanza vicini da poter approfittare di quelle occasioni nelle quali Antonelli non riesce a raccogliere il massimo.

E poi c'è lo stesso Antonelli

Rimane naturalmente un'ultima variabile: il pilota. Antonelli ha disputato 14 Gran Premi, conquistando otto vittorie e dodici podi. Ha ottenuto sei pole position e ha perso punti pesanti soprattutto per il problema tecnico di Barcellona. La sua stagione, quindi, non è stata perfetta. Ma proprio questo rende ancora più significativo il vantaggio che ha accumulato. Non ha avuto bisogno di vincere ogni gara. Ha avuto bisogno di essere quasi sempre presente. E questo è ciò che gli avversari devono cercare di interrompere. Un errore in qualifica può trasformarsi in una gara difficile. Una strategia sbagliata può costare dieci o quindici punti. Un contatto può trasformare una vittoria potenziale in uno zero. Un problema tecnico può fare ancora più danni. Con un vantaggio di 81 punti, Antonelli può permettersi qualche passo falso. Quello che non può permettersi è una sequenza di weekend negativi. Ed è esattamente ciò che gli avversari devono cercare di provocare attraverso la propria competitività. Dopo Madrid, la domanda è diventata più difficile Il paradosso è che Antonelli non sembra necessariamente imbattibile. Norris ha dimostrato di poterlo battere in qualifica. Ferrari ha già battuto Mercedes in gara. Verstappen ha mostrato di poter separare Antonelli dagli inseguitori. La stessa Mercedes ha avuto problemi di affidabilità che hanno impedito di raccogliere tutti i punti disponibili. Eppure il vantaggio è lì, 292 punti contro 211. Ed è il risultato di una stagione nella quale Antonelli ha trasformato quasi ogni occasione in un risultato pesante. È questo il vero problema per chi lo insegue. Non basta essere più veloce in una qualifica. Non basta avere il ritmo per vincere una gara. Non basta approfittare di un errore strategico della Mercedes. Serve una combinazione molto più difficile: prestazione, continuità e la capacità di sfruttare ogni occasione nella quale Antonelli perde terreno. Norris sembra avere la velocità necessaria per provarci. Ferrari ha il potenziale per inserirsi nuovamente nella lotta, ma deve trovare quel piccolo margine che finora è mancato. Verstappen resta una variabile da non sottovalutare. Ma, dopo Madrid, il principale interrogativo riguarda forse proprio Mercedes. Se la W17 rimarrà affidabile e Antonelli continuerà a correre con la stessa regolarità mostrata finora, agli avversari servirà molto più di una semplice vittoria per riaprire il campionato. Il vero avversario di Kimi Antonelli, a questo punto, potrebbe essere soltanto la combinazione tra i suoi eventuali errori e l'affidabilità della sua stessa Mercedes.

Sezione: Editoriale / Data: Gio 17 settembre 2026 alle 16:35
Autore: Leonardo Adamo
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