Nella terra del rodeo, nella terra dei cowboy, Max Verstappen vince dopo la gara tesa, vibrante con pochi sorpassi ma con la tensione alle stelle. Ad Austin la Red Bull fa quello che non pensava fosse in grado di fare: si prende un altro feudo Mercedes, battendo un Lewis Hamilton stratosferico che però paga una strategia leggermente sfocata e non è la prima volta in questa stagione. Alle loro spalle Sergio Perez si trasforma da Valtteri Bottas, Ferrari e McLaren aggiungono un capitolo alla loro appassionante lotta per il terzo posto e vecchie glorie della Ferrari si danno battaglia per cercare di entrare in zona punti. Torniamo con il nostro power ranking che non rispecchierà quelle che sono le due classifiche mondiali, ma è una sorta di valore assoluto delle dieci scuderie e degli attuali rapporti di forza.
1. Red Bull (-): Doppio podio, un’altra volta. Gestisce la gomma Max Verstappen durante la gara, quando il pit stop anticipato pareva un gran azzardo, e corre dopo la gara, sotto al podio, ad abbracciare quel team che dopo sei anni gli ha dato la macchina per competere per il mondiale. Un altro passettino verso la grandezza per l’olandese, un’altra vittoria, prova di maturità e di forza per un talento che sembra pronto alla consacrazione. In un clima tremenda come quello offerto da Austin, la Red Bull trova le soluzioni giuste per portare Sergio Perez nuovamente sul podio. La Red Bull c’è per questo finale e i prossimi due appuntamenti potrebbero essere quelli decisivi.
2. Mercedes (-): Non c’è nulla da appuntare a Lewis Hamilton. Tutto perfetto da parte sua. La squadra un po’ meno. L’aggressività, il coraggio paga e se nel pre-gara i meccanici alzano il fondo della Mercedes, perdendo carico aerodinamico, pur di non soffrire i bump della pista texana (rischio che Red Bull, invece, si è presa) e a fine gara Wolff applaude l’impavidità degli avversari il problema c’è. Se ci mettiamo anche che hanno lasciato a Red Bull il timone delle strategie, è già tanto vedere Lewis Hamilton così vicino alla testa della corsa. Niente da fare per Valtteri Bottas che con il sesto (!) Motore montato riesce a malapena a superare la Ferrari di Sainz. Non c’è sospensione geniale che tenga per vincere il mondiale.
3. Ferrari (+1): La Ferrari 2021 raccoglie meno di quello che semina. E non che dovrebbe lottare per il mondiale, anzi, la strada da fare è ancora lunga, ma anche ad Austin le rosse potevano puntare ad un 4°/5° arrivato solo in parte. Stavolta non per meriti della McLaren, ma per demeriti propri a causa di un sistema che va rivisto e risolto in vista del 2022, quello dei pit stop. Per il resto Charles Leclerc conduce un’ottima gara da lupo solitario, mostrando un passo da vincente (se solo la macchina lo supportasse). Carlos Sainz smania dietro Daniel Ricciardo, bruciando le gomme ma resistendo con la mescola più morbida. Il pit stop lento e le difese dell’australiano lo portano a perdere anche la sesta posizione, ma la Ferrari è un’altra macchina con questa nuova parte ibrida.
4. McLaren (-1): Spiace dirlo per Daniel Ricciardo perchè è lui il pilota che ha portato la vittoria alla McLaren quest’anno ed è lui che ad Austin ha fatto faville per tutto il weekend tamponando le perdite causate dalla forza della Ferrari. Ma i weekend in cui Lando Norris non c’è sono abbastanza grigi per tutto il team. Peccato perchè Norris può ancora ambire al quarto posto mondiale (molto meritato, forse anche più di Perez che ha però corso con un enorme pressione addosso per tutto il mondiale), ma sembra essersi spenta un po’ la verve degli inglesi. Vediamo se la velocità richiesta dal Brasile e dal Messico nelle prossime settimane possa riaccenderli.
5. Alpha Tauri (-): Seconda qualifica di fila che Alpha Tauri porta sia Pierre Gasly che Yuki Tsunoda in Q3. Il francese non può fare miracoli lì, troppo complicata la pista texana, Tsunoda invece lì fa in sul lungo passo, quello della gara, rimanendo attaccato al treno dei più esperti, in mezzo a chi ha vinto i titoli mondiali. Ad un certo punto la classifica lo vedeva guidare un quartetto con Vettel, Raikkonen e Alonso. Alla fine porta i due punti che Gasly non riesce a portare causa ritiro immediato dalla corsa. Il francese rimane il miglior pilota per punti e performance dietro i primi otto. Date una scuderia con ambizione a Gasly. Ve lo chiediamo con tutto il cuore.
6. Alpine (-): Dai possibili punti ai ritiri. L’Alpine è la scuderia che ha sofferto e che ha pagato di più la pista sconnessa di Austin. Rottura dell’ala posteriore per Esteban Ocon a causa dei bump della pista e alla fine anche Fernando Alonso, gasato e all’interno delle lotte della corsa come al solito, si è dovuto fermare per guasti causati ai dossi. America amara, quindi, per il team francese che vuole difendere a tutti i costi i dieci punti di vantaggio che ha su Alpha Tauri in classifica mondiale. Vale ancora quel grosso jackpot dell’Ungheria, ma i passi per tornare grandi sono davvero tanti.
7. Aston Martin (-): Dopo la tortura cinese della Turchia e un digiuno prolungato, Sebastian Vettel torna a punti. Sfrutta le lotte di Alonso e Raikkonen, Alonso e Giovinazzi e la rottura di Alonso per centrare un misero punto, ma ogni punto è buono per il pilota tedesco, specialmente quando parti dal fondo per la sostituzione del motore, e per Aston Martin, la grande delusa di questa stagione. Il padrone di casa Lance Stroll non centra neanche la Q2, battuto da due piloti che sarebbero partiti dal fondo. Dopo il tanto chiacchierato 2020, anche qua c’è da capire cosa si vuole fare da grandi.
8. Williams (-): Gara da Williams del 2021 per la Williams. Ovvero George Russell fa il suo: entra in Q2 e lotta per la Q3 anche quando deve partire dal fondo e poi in gara è difficile fare i miracoli se la gara non è pazza. Anche Nicolas Latifi, che è migliorato molto insieme alla macchina nell’ultimo periodo, non riesce a fare nulla di che, guardando la lotta per i punti solo da lontano.
9. Haas (+1): Finalmente decisivi per una vittoria. Chissà come sarebbe andata a finire se Mick Schumacher non avesse dato il DRS per farsi doppiare, la seconda volta, a Max Verstappen all’ultimo giro. Avrebbe vinto Hamilton? Sarebbe stato decisivo per il mondiale? Non lo sappiamo, ma intanto la Haas scala per la prima volta nell’anno una posizione perchè potrebbe esser stata decisiva per il mondiale.
10. Alfa Romeo (-1): Se si è caduti così in basso, un motivo c’è. E non sono i piloti imposti dai fornitori di motori il motivo. Quante volte negli ultimi tre anni Antonio Giovinazzi ha visto vedersi buttare via un weekend per un pit stop sbagliato, per una strategia folle, per un ordine di scuderia per far passare il grande veterano, nonostante siano due anni che lo batte ripetutamente in qualifica e in gara se la gioca sempre? Sentire quel team radio ci ha fatto salire la bile al cervello perché Giovinazzi non sarà Schumacher, ma il talento e il rispetto per il team e per il gioco l’ha sempre dimostrato e anche se la storia è ai titoli di coda, e non è un dramma ma solo tanto dispiacere, non c’è ragione di fare così. La posizione la perdono per l’estrema scorrettezza
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