Jackie Stewart mette a confronto due Formula 1 quasi irriconoscibili tra loro. Il tre volte campione del mondo ritiene che gli enormi progressi compiuti sul fronte della sicurezza abbiano inevitabilmente modificato anche l'atteggiamento dei piloti, oggi più liberi di assumersi rischi e di adottare uno stile di guida aggressivo.

"Adesso c'è molta più attenzione alla sicurezza, ma proprio queste protezioni permettono ai piloti di spingersi verso limiti che un tempo erano impensabili. Gli errori continuano a esserci, soltanto che oggi molto più raramente si trasformano in tragedie", ha spiegato Stewart.

Per lo scozzese, il cambiamento rispetto agli anni in cui correva è enorme:

"La Formula 1 si trova in una situazione eccellente. Il rischio che un incidente abbia conseguenze mortali è enormemente più basso rispetto ai nostri tempi, ed è un risultato straordinario".

Stewart conosce bene il prezzo pagato dal motorsport in passato. Negli anni Sessanta e Settanta perse numerosi amici e colleghi, mentre la morte del compagno di squadra François Cevert a Watkins Glen nel 1973 contribuì ad anticipare di una gara il suo ritiro.

"Era uno sport terribilmente pericoloso e ho perso moltissimi amici. Nella mia proprietà ci sono diverse panchine dedicate proprio a piloti che non sono tornati a casa dopo una gara", ha ricordato.

Una realtà difficile persino da immaginare osservando la Formula 1 contemporanea:

"Eravamo amici e, nonostante questo, capitava di continuare a correre mentre qualcuno aveva appena perso la vita. Oggi sembra inconcepibile, ma allora faceva parte della nostra realtà".

Proprio la sicurezza è uno degli aspetti per cui Stewart vorrebbe essere ricordato. Durante la sua carriera fu tra le figure più determinate nel chiedere circuiti, vetture e procedure più sicure, anche quando queste battaglie incontravano forti resistenze.

"Sentivo che fosse necessario intervenire per cambiare le cose. Oggi il motorsport ha raggiunto standard di sicurezza mai visti prima. Il rischio non potrà essere eliminato completamente, ma rispetto a quell'epoca è stato ridotto in maniera enorme".

Stewart rivendica infine il ruolo avuto nell'avvio di quella trasformazione: "Forse sono stato tra i primi a insistere davvero. All'inizio le modifiche richieste ai circuiti non erano ben accolte, ma con così tante vittime sarebbe stato assurdo continuare senza cambiare nulla. Io appartenevo a quella generazione e sentivo di dover fare qualcosa".

Sezione: News / Data: Lun 31 agosto 2026 alle 20:00
Francesco Franza
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Francesco Franza
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Ho 37 anni, sono nato e cresciuto a Roma e mi sono laureato in Comunicazione e Multimedialità presso l’Universitas Mercatorum con 107/110. Lavoro come IT Support Professional, ma collaboro con F1-News.eu per costruire la mia carriera nella comunicazione, la mia più grande passione. Amo i motori da sempre e i trionfi di Schumacher in Ferrari