Con la SF-26 che a Barcellona sta raccogliendo commenti incoraggianti, una domanda inizia a farsi sempre più pressante nel paddock: quanta pressione ci sarà sulla Ferrari nel 2026? Un tema tutt’altro che banale, affrontato anche da Craig Slater durante un Q&A di Sky Sports UK, in cui il giornalista britannico ha offerto una lettura lucida e articolata del momento che vive la Scuderia.

Vasseur promosso ma sotto osservazione

Slater ha innanzitutto difeso il lavoro svolto da Fred Vasseur, sottolineando come i risultati più recenti offrano argomenti solidi al team principal francese: “Non si possono criticare gli sforzi di Fred Vasseur”, ha spiegato, ricordando come Ferrari sia stata la squadra con più punti nella seconda metà del 2024.

Un aspetto tutt’altro che secondario, soprattutto considerando il contesto: “Sono riusciti a migliorare un pacchetto che all’inizio dello scorso anno era estremamente difficile, il tutto sotto una pressione enorme e mentre il focus progettuale era già orientato al 2026”. Un equilibrio complesso, che rafforza la percezione di una Ferrari più strutturata rispetto al recente passato.

La Ferrari resta un caso unico in Formula 1

Nel suo ragionamento, Slater ha poi allargato lo sguardo alla dimensione storica e simbolica del team: “Nell’era moderna, credo che solo Niki Lauda e Alain Prost abbiano vinto titoli dopo aver lasciato la Ferrari, ma normalmente tutto il resto è un passo indietro”. Un passaggio che ribadisce quanto Maranello resti un punto di riferimento assoluto, ma anche un ambiente in cui la pressione è strutturalmente più alta che altrove.

Leclerc il tempo che scorre e il peso delle aspettative

Grande attenzione è stata dedicata a Charles Leclerc. Il monegasco compirà 29 anni nel 2026 e sarà all’ottava stagione in rosso: “Se un suo contemporaneo come George Russell dovesse vincere un titolo mentre Charles ha ancora zero in quella casella, è chiaro che sarebbe frustrato”, ha osservato Slater.

Allo stesso tempo, il giornalista di Sky non vede un addio imminente nemmeno in uno scenario difficile: “Anche se dovesse chiudere senza vittorie come l’anno scorso, sarei sorpreso se lasciasse la Ferrari”. Un segnale di quanto il legame tra Leclerc e Maranello resti profondo, nonostante le inevitabili tensioni.

Hamilton e la sfida più complessa

Infine, Slater ha parlato di Lewis Hamilton, sottolineando come la sua presenza alzi ulteriormente l’asticella delle aspettative: “Hamilton vive per vincere gare e campionati, ma allo stesso tempo questo è solo l’ultimo dei grandi progetti difficili che ha scelto di affrontare”.

Secondo Slater, il sette volte campione del mondo non è il tipo di pilota che si tira indietro di fronte alle sfide più dure: “Non è uno che scappa dalle difficoltà”. Un elemento che rende il 2026 Ferrari affascinante quanto potenzialmente esplosivo.

Una domanda legittima che accompagnerà tutta la stagione

Slater ha chiuso il suo intervento con una riflessione che riassume perfettamente lo stato delle cose: “È una domanda molto buona, ed è assolutamente valida”. La pressione sulla Ferrari nel 2026 sarà inevitabile, alimentata da una SF-26 promettente, da due piloti di altissimo profilo e da una tifoseria che attende da troppo tempo.

Se i primi segnali tecnici sono incoraggianti, la vera sfida per Maranello sarà gestire aspettative, tempi e narrazione. Perché in Ferrari, più che altrove, ogni progresso viene pesato come un preludio al titolo. O come un’occasione mancata.

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Sezione: News / Data: Mer 28 gennaio 2026 alle 17:43
Autore: Paolo Mutarelli / Twitter: @j_pablo99
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Paolo Mutarelli
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Paolo Mutarelli
Giornalista classe 1999, pubblicista dal 2022, laureato magistrale in Scienze Politiche e relazioni Internazionali nel 2025 all’Università La Sapienza di Roma. Il mondiale perso da Massa nel 2008 ha acceso la miccia di un bambino che ha iniziato a seguire la Formula 1 e la altre categorie del motorsport.
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