Charles Leclerc non è solo il "Predestinato" capace di pennellare traiettorie impossibili a trecento all'ora. Dietro la visiera del casco della ferrari f1 si nasconde un uomo fatto di passioni autentiche, piccoli riti quotidiani e ferite profonde che il tempo ha trasformato in una corazza lucida. Ospite di Gianluca Gazzoli nel podcast "Passa dal BSMT", il monegasco si è messo a nudo, raccontando un lato inedito della sua vita privata: dai primi passi nei kart in Italia fino al dolore per Jules Bianchi.

Tra gelati ipocalorici e la disciplina ferrea del simulatore
    La vita di un pilota di f1 è fatta di rinunce, ma Leclerc ha trovato il modo di conciliare il palato con la performance. Il suo progetto "LEC" nasce proprio da questa esigenza, unendo l'amore per il gelato alla necessità di restare in forma. “Il desiderio di aprire una gelateria a Montecarlo era fortissimo, ma la mia carriera non mi permetteva strappi alla regola. Così è nato questo progetto, dettato da una passione vera, dove cerco il contrasto perfetto tra un gusto intenso e un apporto calorico ridotto”, ha spiegato il pilota, confessando che la vaniglia resta il suo porto sicuro. Ma non c’è solo il business; c’è un uomo che ha dovuto imparare a gestire la pressione mediatica, persino nel giorno del suo matrimonio. “Ero decisamente più in ansia per l'organizzazione delle nozze che per una partenza in Formula 1. Volevo che tutto fosse perfetto e mantenere la riservatezza è stata una sfida enorme”, ha ammesso Charles. La sua routine è un equilibrio sottile tra ore infinite al simulatore e allenamenti specifici: “Posso passare anche nove ore davanti allo schermo per affinare ogni dettaglio, mentre in palestra punto tutto su cardio e resistenza, usando molto gli elastici per mantenere i muscoli pronti senza appesantirmi troppo, visto che l’abitacolo è decisamente stretto”.

La bugia bianca a papà Hervé e il ricordo di Jules
    Il legame con la f1 formula 1 per Leclerc affonda le radici in un’infanzia passata a guardare le macchine rosse curvare sotto casa, ignorando persino che si chiamassero Ferrari. Il destino lo ha portato lontano, ma il prezzo pagato è stato altissimo. Il ricordo di Jules Bianchi resta una cicatrice aperta: “La sua scomparsa nel 2014 è stata un trauma immenso, avevo solo diciassette anni. Eppure, nonostante il dolore, non ho mai pensato di smettere; i momenti passati a correre insieme, nonostante la differenza d'età, restano i miei ricordi più preziosi”. C’è poi quel capitolo doloroso legato al padre Hervé, a cui Charles disse una "bugia bianca" poco prima della sua scomparsa nel 2017. “Gli raccontai di aver già firmato il contratto per correre in Formula 1 anche se non era ancora vero. Ho vissuto con il rimorso per tanto tempo, finché mia madre non mi ha fatto capire quanto quel momento avesse reso felice mio padre prima di andarsene”. Oggi Charles vive un dualismo necessario per competere nella f1 oggi: “Esistono due versioni di me: quello spietato in pista, che mette da parte le amicizie fino alla bandiera a scacchi, e quello che torna a casa e cerca la normalità al pianoforte”. Una normalità che lo vede ancora collezionista di caschi e maglie di calciatori, in attesa di trovare una teca abbastanza grande per contenere tutti i sogni che sta ancora accumulando per f1 news.

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Sezione: News / Data: Dom 12 aprile 2026 alle 16:03
Autore: Riccardo Ciadini / Twitter: @ciadinino
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Riccardo Ciadini
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Riccardo Ciadini
Classe 2004, Riccardo concilia l’indole per la scrittura ed il video-making all’amore per il cinema e il teatro. Studente di teatro e cinema, lavora nel sociale e passa il tempo libero a scrivere sceneggiature per spettacoli e cortometraggi indipendenti. Nel 2006 esce il classico Pixar Cars e nasce la sua fissazione per il mondo delle corse