L’arrivo di Lewis Hamilton in Ferrari non è stato l’inizio di una favola, almeno non ancora. La prima stagione in rosso ha presentato più salite che discese, risultati alterni e un adattamento più complesso del previsto. Eppure, nel paddock, il sette volte campione del mondo continua a trasmettere un messaggio chiaro: il suo viaggio in Formula 1 non è affatto vicino alla conclusione. A motivarlo non è ciò che ha già vinto, ma quello che sente di dover ancora conquistare.
La fame come motore principale
Hamilton non parla mai di rassegnazione. Anzi, il suo approccio resta quello di un pilota che si sente ancora incompiuto. Secondo il britannico, è proprio la consapevolezza di avere nuovi traguardi davanti a sé a tenerlo acceso. “Non mi alzo ogni mattina pensando a quello che ho già fatto. Penso a ciò che manca, alle sfide che devo ancora affrontare”, è il senso del suo pensiero, espresso in modo diretto ma rielaborato. In un ambiente come la F1, dove la memoria è corta e la pressione costante, Hamilton continua a ragionare da costruttore del proprio futuro. Le difficoltà incontrate nel primo anno con la Scuderia Ferrari non hanno scalfito la sua determinazione, ma l’hanno resa più lucida e razionale.
Ferrari come nuova montagna da scalare
Il passaggio a Maranello rappresenta per Hamilton una sfida diversa da tutte le altre. Non si tratta solo di vincere ancora, ma di farlo in un contesto carico di storia e aspettative. “So che non è semplice, ma proprio per questo vale la pena provarci fino in fondo. Le cose più difficili sono quelle che danno più soddisfazione”, è il messaggio che emerge dalle sue parole. Il campione inglese non si sente arrivato, né appagato. Al contrario, vede nella Ferrari una montagna ancora tutta da scalare, un banco di prova che può ridefinire il finale della sua carriera in F1 oggi. La motivazione, per Hamilton, non nasce dal palmarès, ma dall’idea che il meglio possa ancora essere davanti a lui.
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