Il rombo dei motori in Italia non attira solo migliaia di appassionati, ma anche l'attenzione, decisamente meno gradita, della Guardia di Finanza. Le fiamme gialle del Comando di Bologna hanno infatti acceso i riflettori su una presunta maxi-evasione fiscale che coinvolgerebbe i team stranieri e i loro piloti per le prestazioni svolte sul territorio nazionale. Al centro dell'indagine, che sta scuotendo il paddock della F1, ci sono i compensi percepiti dai piloti stranieri e dagli italiani non residenti per la partecipazione ai Gran Premi disputati a Imola e Monza.

Dall'esposto di Bologna ai GP di Monza: l'indagine si allarga

L'attività dei militari è scaturita da un esposto presentato a giugno 2025 dall'avvocato Alessandro Mei del foro di Bologna. L'ipotesi è il mancato pagamento dell'Irpef, dovuta sia in base alla normativa interna che alle Convenzioni contro le Doppie Imposizioni, per le gare di Imola 2020 e 2021. Tuttavia, l'inchiesta ha rapidamente cambiato marcia: Dalle prime verifiche su Imola, l'indagine si è estesa ai piloti stranieri che hanno corso a Monza per un arco temporale molto più ampio, che va dal 2018 fino al 2024. Parliamo di un controllo sistematico sulla tassazione dei redditi prodotti in Italia che potrebbe riscrivere le regole finanziarie del circus nel nostro Paese. Il caso è esploso dopo che precedenti richieste di accesso agli atti all'Agenzia delle Entrate erano state respinte per motivi di privacy, portando la questione direttamente sul tavolo della Formula 1.

L'affondo di Racingnews365: controlli sui contratti e rischio penale

Secondo quanto riportato da Racingnews365, la stretta delle autorità italiane si è fatta improvvisamente molto concreta. Il fisco ha già iniziato a inviare comunicazioni scritte ai piloti, intimando loro di presentare le dichiarazioni dei redditi per l'anno fiscale 2025 e di mettersi in contatto con gli uffici competenti per regolarizzare la propria posizione. Le fonti indicano che l'intenzione dell'Italia è quella di chiamare il personale della Formula 1 a rispondere dei pagamenti arretrati in modo retroattivo, andando a recuperare le tasse non versate per più anni laddove la legge lo consenta. Le informazioni ottenute suggeriscono un'indagine di una profondità sorprendente: gli ispettori punterebbero ad analizzare nel dettaglio i contratti di sponsorizzazione e quelli tra piloti e scuderie per determinare i guadagni reali. “Le ripercussioni potrebbero essere scioccanti: se il debito fiscale non pagato dovesse superare la soglia dei 50.000 euro, scatterebbe il reato penale per i singoli individui, a cui andrebbero sommate sanzioni pecuniarie pesantissime oltre al recupero delle somme dovute” rivela la testata internazionale.

La Guardia di Finanza ha avviato l'indagine su tutti i piloti attuali e recenti su mandato della Corte dei Conti, che ha ordinato verifiche in tutte e tre le province che hanno ospitato gare negli ultimi anni: Monza, Imola e Mugello (teatro del GP di Toscana 2020). Sebbene la tassazione degli atleti non residenti fosse già stata discussa in parlamento nel 2020 senza conseguenze, stavolta l'approccio sembra cambiato radicalmente. Sistemi simili a quello che l'Italia sta cercando di imporre sono già in vigore in nazioni come il Regno Unito, gli Stati Uniti e l'Australia. Resta da capire come i team reagiranno a questa offensiva che, per la prima volta, punta direttamente alla documentazione privata delle stelle della f1.

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Sezione: News / Data: Mar 21 aprile 2026 alle 09:11
Autore: Paolo Mutarelli / Twitter: @j_pablo99
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Paolo Mutarelli
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Paolo Mutarelli
Giornalista classe 1999, pubblicista dal 2022, laureato magistrale in Scienze Politiche e relazioni Internazionali nel 2025 all’Università La Sapienza di Roma. Il mondiale perso da Massa nel 2008 ha acceso la miccia di un bambino che ha iniziato a seguire la Formula 1 e la altre categorie del motorsport.