Leclerc si, Lewis Hamilton no. Questa è la chiave del divario visto tra i due piloti Ferrari lo scorso anno e a rivelarlo è Ralf Schumacher. Nel cuore della preparazione verso la stagione 2026 della Formula 1 un vecchio tema torna vivo sotto i riflettori dei paddock. Il fratello del Kaiser ha lanciato una stoccata a Lewis Hamilton, sostenendo che il sette volte campione del mondo non sarebbe incline al lavoro al simulatore, a differenza di piloti come Charles Leclerc. La dichiarazione sta già alimentando il dibattito tecnico e umano su metodi di lavoro e adattamento nel mondo moderno delle corse.

Schumacher: simulatore sì, simulatore no

Ralf Schumacher, intervenendo nel podcast di Formel1.de, ha rilanciato alcune voci raccolte tra i box riguardo all’approccio di Hamilton con uno degli strumenti più importanti nello sviluppo della monoposto contemporanea. Secondo l’ex pilota tedesco, Hamilton “non ama stare al simulatore o lo utilizza raramente”, mentre Leclerc – insieme ad altri top driver – ne farebbe un uso quotidiano per contribuire allo sviluppo della vettura. Questa lettura, partita da indiscrezioni nel paddock e rilanciata da Schumacher, mette in luce una presunta differenza di atteggiamento tra i due piloti nei confronti del lavoro di squadra e della preparazione tecnica. :contentReference[oaicite:0]{index=0}

Le affermazioni non si limitano alla sola questione del simulatore: l’ex pilota ha anche insinuato che dietro al comportamento di Hamilton ci sia più di una semplice questione di preferenze personali, parlando di un nodo mentale oltre che professionale. Secondo certe interpretazioni, infatti, il campione britannico sarebbe alla ricerca di sensazioni di guida più “naturali”, legate alla pista reale, piuttosto che concentrarsi su strumenti virtuali. :contentReference[oaicite:1]{index=1}

Reazioni e prospettive in Ferrari

Nel frattempo, nella mente di tifosi e addetti ai lavori monta il confronto tra i due alfieri della Ferrari. Mentre Leclerc è spesso lodato per l’approccio metodico e l’impegno nel percorso di miglioramento tecnico della squadra, le parole di Schumacher scuotono il racconto su Hamilton, inserendo una narrazione critica rispetto alla sua integrazione nel team italiano. :contentReference[oaicite:2]{index=2}

Questo tema si innesta in un contesto più ampio in cui la capacità di lavorare con gli ingegneri, condividere dati e contribuire allo sviluppo della monoposto assume sempre più importanza, soprattutto in vista dei regolamenti 2026 che richiederanno precisione, adattabilità e collaborazione continua tra pilota e squadra. La questione sollevata da Schumacher probabilmente non morirà qui e potrebbe tornare nelle discussioni più tecniche man mano che la stagione si avvicina. :contentReference[oaicite:3]{index=3}

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Sezione: News / Data: Gio 08 gennaio 2026 alle 17:54
Autore: Paolo Mutarelli / Twitter: @j_pablo99
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Paolo Mutarelli
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Paolo Mutarelli
Giornalista classe 1999, pubblicista dal 2022, laureato magistrale in Scienze Politiche e relazioni Internazionali nel 2025 all’Università La Sapienza di Roma. Il mondiale perso da Massa nel 2008 ha acceso la miccia di un bambino che ha iniziato a seguire la Formula 1 e la altre categorie del motorsport.
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