Tanti passi indietro per la Ferrari in questo periodo. Dal Belgio 2018 al Belgio 2019 già se n'erano evidenziati parecchi, ma arrivati al Belgio 2020, si è sfiorata l'ecatombe. Fulvio Solms, sul Corriere dello Sport, ne evidenzia cinque: "In piena era Montezemolo la squadra si ingrandiva, i costi crescevano per tutti e la Ferrari affidò lo sviluppo agli austriaci della AVL di Graz. Successsivamente la collaborazione si rafforzò, fino a diventare una vera delega sulla progettazione di medio-lungo termine dei motori. Se i bibitari di Red Bull potevano affidarsi ad AVL di cui erano effettivamente clienti quando vincevano con Renault, è sbagliato che lo faccia la Ferrari. I motori dovrebbero nascere a Maranello, che oggi invece si occupa solo dell’evoluzione. Se Ferrari volesse disegnare un motore di F1, progettarlo, fabbricarlo e testarlo, dovrebbe ricostruire un reparto. Binotto parla di stabilità e serenità, ma sono evaporate da anni. Lo sciame sismico iniziò con l’ultimissimo Montezemolo; arrivò Marchionne e fu anche peggio. Cosa significa Simone Resta che nel 2018 passa ad Alfa e un anno dopo torna indietro? Oggi tra gli ingegneri serpeggia la paura. L’ultima riorganizzazione in verticale ha messo Enrico Cardile in primissima linea, quasi fosse un DT: è solo il prossimo a dover saltare. L’idea dell’autarchia di Marchionne ha creato un danno enorme: mandare via i numeri uno dell’ingegneria per dare spazio alle seconde e terze linee non ha senso. Nel 2016 fu sbagliatissimo mandare via James Allison, un indiscutibile cervello, ma anche un carattere forte entrato in collisione proprio con Marchionne. L’anno scorso Binotto ha messo ai margini Giacomo Tortora, un tecnico puro: era così inutile che Allison l’ha chiamato subito alla Mercedes come vice capo disegnatore. Risparmio anche sulle strutture; il ragno nero Moog (simulatore) è obsoleto da anni. Alcune figure con grandi responsabilità nei ruoli-chiave hanno capacità organizzative fin troppo spiccate. Come Binotto, se considerato come motorista. L’area power unit è affidata a Enrico Gualtieri, ottimo coordinatore ma non progettista puro. Lo stesso vale per Cardile. Bisognerebbe andare sul mercato o dare spazio alle seconde linee; oggi la Scuderia è una mega organizzazione con poche idee e nessuna grande visione. Serve anteporre la tecnica. Tra fine 2016 e inizio 2017 la Ferrari imbocca il tratturo pericoloso dell’area grigia del regolamento, frequentata anche dagli altri. La Ferrari non interpreta al meglio: a secco di idee e forse non volendo spendere, forte del peso politico di Marchionne, si getta a corpo morto in attività che portano qualche vittoria e soprattutto grane, come la polemica sulle power unit 2019. Siamo ai sospetti di oggi: a Monza la Ferrari si aspetta che l’imposizione della mappatura unica tarpi le ali alla Mercedes, dimostrando che stava usando qualcosa di vietato. Non stupirebbe nemmeno che Ferrari faccia un netto passo avanti prima del Mugello. E qui ci fermiamo".

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Sezione: News / Data: Mar 01 settembre 2020 alle 14:24
Autore: Paolo Mutarelli / Twitter: @j_pablo99
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