Pierre Gasly ha raccontato uno degli aspetti più duri della Formula 1 recente, tornando sul regolamento tecnico in vigore fino allo scorso anno. Il pilota francese ha individuato nel porpoising il problema principale dell’era a effetto suolo. Un fenomeno che non ha inciso solo sulle prestazioni, ma soprattutto sulla salute fisica dei piloti. Al punto che, dopo alcune gare, dormire diventava quasi impossibile.
Il porpoising come limite fisico oltre che tecnico
Parlando a Planet F1, Gasly ha spiegato come il rimbalzo costante delle monoposto a effetto suolo abbia rappresentato il vero punto debole del regolamento precedente. Le vetture dovevano viaggiare estremamente basse per estrarre prestazione aerodinamica, ma questo compromesso si è tradotto in sollecitazioni continue sulla schiena dei piloti. Secondo il francese, l’intero gruppo era consapevole che quella situazione non fosse sostenibile sul lungo periodo, soprattutto per chi deve affrontare stagioni sempre più lunghe e intense.
Gare estenuanti e notti senza dormire
Gasly ha descritto in modo molto diretto cosa significasse affrontare circuiti come Las Vegas, Messico o Qatar con assetti estremamente rigidi. Per ottenere prestazioni elevate era necessario accettare un livello di scomodità mai provato prima, al punto che una volta scesi dalla macchina il dolore fisico prendeva il sopravvento. Il problema non era solo la fatica durante la gara, ma il dopo, con la schiena talmente provata da rendere impossibile riposare durante la notte. Una condizione che, secondo Gasly, non aveva mai sperimentato in precedenza in nessun’altra auto da corsa.
Un allontanamento necessario da quel concetto
Per questo motivo, il pilota Alpine considera positiva la direzione intrapresa dalla Formula 1 nel progressivo allontanamento dal porpoising più estremo. Pur riconoscendo che le monoposto a effetto suolo abbiano riportato in pista concetti interessanti, Gasly sottolinea come il prezzo fisico pagato dai piloti sia stato troppo alto. La combinazione tra rimbalzi, rigidità e discomfort ha reso la guida un’esperienza negativa, non solo difficile da gestire, ma anche emotivamente frustrante, perché comprometteva la concentrazione e il benessere generale.
Le dichiarazioni complete di Gasly
"La cosa che ci ha dato più fastidio come piloti è stata senza dubbio la quantità di rimbalzi. È chiaro che le auto a effetto suolo devono stare molto basse, ma dal punto di vista fisico, soprattutto per la schiena, è stato davvero pesante. Non è qualcosa che puoi sostenere per un’intera carriera, quindi credo sia giusto che ci si sia in parte allontanati da quel concetto. La guida era scomoda in modo estremo. Dopo gare come Las Vegas, Messico o anche il Qatar, con assetti così rigidi per cercare prestazione, scendi dalla macchina e non riesci nemmeno a dormire perché il dolore alla schiena è troppo forte. Non avevo mai provato nulla del genere su un’auto da corsa, è una sensazione davvero terribile".
Autore: Mirko Borghesi / Twitter: @@BorghesiMirko
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