È passato ormai molto tempo dall’ufficializzazione dell’addio di Christian Horner alla Red Bull Racing, ma le conseguenze del divorzio continuano a scuotere il paddock. Dopo quasi vent’anni alla guida del team, il manager inglese ha firmato una rescissione consensuale con un’uscita da capogiro: circa 100 milioni di euro, cifra che testimonia la portata del legame interrotto. L’accordo chiude ufficialmente un’era e libera Horner da qualsiasi vincolo contrattuale, permettendogli di tornare in Formula 1 con un altro team a partire dal 2026.
La decisione è arrivata in un momento delicato per la Red Bull, già travolta dalla controversia legale legata ai presunti “comportamenti inopportuni” denunciati da una dipendente di Milton Keynes. Il caso, ormai decaduto, si sarebbe chiuso con un accordo extragiudiziale da circa 3 milioni di sterline, che ha posto fine a mesi di speculazioni e tensioni interne. Da quel momento, Horner è tornato libero di pianificare il proprio futuro, e il suo nome ha immediatamente iniziato a circolare tra i top team del Circus.
In prima fila, naturalmente, c’è la Ferrari. Nonostante il rinnovo di Frédéric Vasseur firmato appena tre mesi fa, il presidente John Elkann starebbe valutando un cambio di rotta. La pressione è forte: i risultati sportivi non hanno soddisfatto le aspettative e la risposta negativa della Borsa al piano industriale – aggravata dal debutto sottotono della Ferrari elettrica – ha spinto il numero uno del Cavallino a riflettere su un segnale forte, di quelli che possano riportare entusiasmo e fiducia tra tifosi e investitori. E il nome di Horner, uno dei manager più vincenti della storia recente della Formula 1, rappresenterebbe esattamente questo tipo di scossa.
Ma l’operazione, affascinante sulla carta, presenta due nodi difficili da sciogliere. Il primo riguarda Lewis Hamilton, oggi pilota di punta della Ferrari. Tra i due non è mai corso buon sangue: anni di battaglie dirette tra Mercedes e Red Bull hanno lasciato strascichi profondi e un rapporto personale tutt’altro che sereno. “Lewis non vedrebbe di buon occhio un approdo di Horner a Maranello, temendo di perdere centralità nel progetto e nella gestione del team, cosa che già quest'anno lo ha innervosito, ritrovandosi spesso dietro le richieste di Leclerc”, ha raccontato una fonte vicina all’ambiente a F1-News.eu. Per un progetto nato anche attorno alla figura del sette volte campione del mondo, l’equilibrio interno resta una priorità.
Il secondo ostacolo è invece di natura strategica. Horner, dopo anni di tensioni con Max Verstappen, non avrebbe più alcun rapporto con il quattro volte campione del mondo. E questo elemento pesa nei piani a lungo termine di Elkann, che sogna di portare Verstappen a Maranello tra il 2027 e il 2028, una volta concluso il ciclo con la Red Bull.
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