Cosa cova la Ferrari a Maranello in vista del 2026? Lo sguardo è già proiettato oltre il presente, anche quando il calendario impone di chiudere una stagione complessa. Il weekend di Abu Dhabi 2025 ha acceso curiosità e interpretazioni attorno alle scelte tecniche di Charles Leclerc, protagonista di un assetto sperimentale che ha fatto discutere. Ma la Ferrari ha voluto spegnere sul nascere ogni collegamento diretto con il futuro: Project 678, la monoposto del 2026, seguirà una strada completamente diversa.
Project 678, una Ferrari tutta nuova
A chiarire il quadro è stato Fred Vasseur, che ha escluso qualsiasi continuità concettuale tra gli esperimenti di fine 2025 e la vettura della nuova era regolamentare. “La filosofia della macchina 2026 non avrà nulla a che vedere con quella attuale: metà della vettura sarà diversa e i problemi che ci hanno accompagnato quest’anno non esisteranno più”, ha spiegato il team principal, lasciando però intendere che nuove criticità emergeranno inevitabilmente. Il messaggio è chiaro: Project 678 nasce su basi completamente differenti, pensate per regolamenti radicalmente cambiati, e non può essere influenzato da soluzioni contingenti adottate per gestire un finale di stagione difficile. A Maranello, dunque, il lavoro sul futuro procede su binari separati rispetto alle necessità immediate viste in pista.
Le gomme e gli esperimenti di Abu Dhabi
Il vero filo conduttore del 2025, secondo Vasseur, è stato il comportamento imprevedibile degli pneumatici. “Le gomme hanno condizionato tutta la parte centrale della stagione”, ha sottolineato, spiegando come spesso bastassero dettagli minimi per ribaltare un risultato. In circuiti come il Messico, ha ricordato, la gestione dell’outlap era decisiva: “Cinque chilometri orari in più o in meno facevano la differenza tra essere dentro o fuori dalla finestra ideale”. Un margine ridottissimo, capace di tradursi in uno o due decimi in qualifica, ma sufficienti a trasformare un weekend positivo in uno complicato. Proprio in questo contesto si inserisce l’assetto estremo provato da Leclerc ad Abu Dhabi, nato come reazione a un venerdì mattina difficile. “Quando sbagli l’assetto iniziale, passi in fretta da una P4 o P5 a una P14, e diventa un dramma”, ha ammesso Vasseur, ricordando come tutto si giochi su dettagli infinitesimali. Nonostante le difficoltà iniziali, il responsabile Ferrari ha elogiato la capacità di reazione del team: “Grazie al lavoro svolto a Maranello e in pista, il recupero è stato buono”. Un segnale di resilienza che racconta molto della Ferrari attuale, sospesa tra la gestione di un presente complesso e la costruzione di un futuro che, nel 2026, promette di riscrivere le regole del gioco.
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