L’immagine di un Lewis Hamilton in difficoltà nel suo primo anno in rosso ha fatto rapidamente il giro del paddock e dei media, alimentando dubbi e giudizi affrettati. A Maranello, però, la lettura è molto diversa. Dentro la Ferrari si respira un clima meno allarmistico rispetto a quello che filtra all’esterno, con la consapevolezza che l’impatto tra un campione abituato a vincere e una nuova realtà tecnica richiede tempo, pazienza e una costruzione graduale.
Un cambiamento complesso dopo dodici anni
A spiegare la posizione del team è stato Matteo Togninalli, responsabile dell’ingegneria di pista, che ha invitato a contestualizzare le difficoltà iniziali. “Quando un pilota cambia squadra, soprattutto uno come Lewis che è rimasto dodici anni nello stesso ambiente, l’adattamento è complicato per entrambe le parti”, ha chiarito. Non si tratta solo di guidare una monoposto diversa, ma di entrare in un sistema nuovo, con procedure, persone e dinamiche operative che non coincidono con quelle a cui si è abituati per oltre un decennio. “Ogni team lavora in modo leggermente differente e serve tempo per ritrovare automatismi e fiducia”, è il senso del ragionamento. Secondo Togninalli, chi guarda da fuori tende a ingigantire le difficoltà, senza percepire il lavoro quotidiano che si svolge lontano dalle telecamere. “Da dentro, la situazione è molto meno negativa di come appare all’esterno”, ha sottolineato, descrivendo un rapporto in crescita e un dialogo costante tra Hamilton e il gruppo di lavoro.
Frustrazione e risultati, ma fiducia nel percorso
Le aspettative altissime che accompagnavano l’arrivo del sette volte campione del mondo hanno inevitabilmente amplificato ogni risultato sotto le attese. Togninalli non nega la frustrazione: “I risultati e le aspettative mancate hanno creato un’immagine di Ferrari e di Lewis peggiore della realtà”, ha ammesso con onestà. Ma dietro i numeri e le classifiche, a Maranello si guarda alla sostanza del progetto. L’obiettivo è costruire una base solida, sfruttando l’esperienza di Hamilton per far crescere la squadra e preparare le stagioni successive. “Il rapporto che stiamo costruendo è estremamente positivo”, ha ribadito l’ingegnere, lasciando intendere che i benefici di questa collaborazione emergeranno nel medio periodo più che nell’immediato. La fiducia resta alta, nonostante le difficoltà, perché il lavoro quotidiano racconta una storia diversa da quella percepita all’esterno. In un contesto di Formula 1 sempre più esigente, Ferrari è convinta che il valore di Hamilton non si misuri solo dai primi risultati, ma dalla capacità di incidere sul progetto nel suo insieme.
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