Ci sono numeri che vanno oltre le statistiche e diventano racconto puro di grandezza. Il percorso di Lewis Hamilton in F1 Formula 1 è uno di questi. In carriera il sette volte campione del mondo ha corso su 38 circuiti differenti, riuscendo a vincere su 31 di essi. Un dato che racconta più di qualsiasi titolo la capacità del britannico di adattarsi, interpretare e dominare contesti tecnici e ambientali completamente diversi, dalle piste storiche europee ai tracciati cittadini più moderni.

Un dominio trasversale tra epoche e circuiti

Silverstone, Monza, Spa-Francorchamps, Suzuka, Interlagos: nomi che da soli definiscono la storia della Formula 1 e che Hamilton ha marchiato con vittorie ripetute e spesso schiaccianti. A questi si aggiungono tracciati moderni e complessi come Marina Bay, Yas Marina, Baku, Jeddah e Losail, dimostrando una versatilità rara anche tra i grandi del passato. La sua capacità di adattarsi a piste stop-and-go come Montreal o Baku, così come a circuiti ad alto carico come Hungaroring o Monaco, racconta di un pilota capace di leggere ogni sfumatura tecnica e sfruttarla a proprio favore.

In quattro circuiti Hamilton ha come miglior risultato il secondo posto – Valencia, Zandvoort, Yeongam e Las Vegas – mentre solo a Magny-Cours il massimo ottenuto è stato un terzo gradino del podio. Ancora più emblematici sono i due casi in cui è rimasto fuori dai primi tre: Buddh e Miami, piste che rappresentano eccezioni statistiche in una carriera altrimenti impressionante. “Non esistono tracciati impossibili, esistono solo weekend in cui non tutto gira nel verso giusto”, è una riflessione che si avvicina bene alla filosofia con cui Hamilton ha sempre affrontato la competizione.

Un’eredità che va oltre le vittorie

Questi numeri assumono un peso ancora maggiore se contestualizzati nella longevità della carriera di Hamilton, capace di restare competitivo attraverso cambi regolamentari radicali, nuove generazioni di monoposto e avversari sempre diversi. Dalle vittorie a Indianapolis e Fuji fino ai successi più recenti su piste come Imola e Portimao, il filo conduttore resta la capacità di estrarre prestazione pura in qualsiasi scenario. Non è solo una questione di talento naturale, ma di lavoro, sensibilità tecnica e gestione mentale della pressione.

In un’epoca in cui la F1 oggi è sempre più complessa e livellata, il fatto che Hamilton abbia lasciato il segno praticamente ovunque abbia corso rafforza la sua posizione tra i piloti più completi e influenti di sempre, capace di trasformare ogni circuito in un potenziale terreno di conquista.

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Sezione: News / Data: Gio 08 gennaio 2026 alle 08:11
Autore: Paolo Mutarelli / Twitter: @j_pablo99
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Paolo Mutarelli
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Paolo Mutarelli
Giornalista classe 1999, pubblicista dal 2022, laureato magistrale in Scienze Politiche e relazioni Internazionali nel 2025 all’Università La Sapienza di Roma. Il mondiale perso da Massa nel 2008 ha acceso la miccia di un bambino che ha iniziato a seguire la Formula 1 e la altre categorie del motorsport.
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