Nel mondiale 2025 di Formula 1 vinto da Lando Norris c’è una qualità che più di tutte ha fatto la differenza e che va oltre la velocità pura. Non è un dato telemetrico né una statistica da confrontare con gli altri: è il rifiuto costante del paragone. In una stagione logorante, decisa solo all’ultima gara di Abu Dhabi, il pilota McLaren ha costruito il suo titolo rimanendo fedele a un principio semplice ma rarissimo in F1 moderna: concentrarsi solo su ciò che può controllare, ignorando il rumore esterno.
Il rifiuto del confronto come arma mentale
Norris non ha mai accettato di essere incasellato in confronti diretti, né con Max Verstappen né con il compagno di squadra Oscar Piastri. “Non sopporto l’idea di dovermi paragonare agli altri: ogni weekend penso solo a tirare fuori il massimo da me stesso, poi fuori potete scrivere quello che volete”, è il senso del suo pensiero. Un approccio che lo ha protetto nei momenti più delicati della stagione, soprattutto quando Piastri era davanti in classifica e Verstappen restava una minaccia costante nonostante una Red Bull meno dominante rispetto al passato. Norris ha riconosciuto i propri errori senza mai nasconderli, ma senza nemmeno farsi schiacciare dal confronto diretto: “So di aver guidato a volte a un livello che pochi possono raggiungere, ma so anche di aver sbagliato più di altri in certi momenti”. È questa onestà, unita alla consapevolezza di non considerare nessuno imbattibile, ad avergli permesso di restare lucido fino alla fine.
Costanza e gestione nei momenti chiave
Il titolo non è arrivato grazie a una stagione perfetta, ma attraverso una capacità superiore di estrarre sempre il risultato necessario. La McLaren MCL39 era la miglior vettura del lotto, ma non al punto da garantire margine assoluto. Dopo il GP d’Italia, con la RB21 tornata competitiva, Norris ha capito che non serviva dominare, ma controllare. “Non sai mai davvero dove finisce il tuo limite rispetto agli altri”, ha ammesso, lasciando trasparire quanto la gestione mentale sia stata centrale quanto la prestazione in pista. A Singapore è arrivato il titolo Costruttori, ma per quello Piloti è servita una seconda metà di stagione chirurgica: pochi errori, scelte strategiche fredde, la capacità di fare “quanto basta” quando il contesto lo richiedeva. È lì che Norris ha vinto il mondiale, più che nei picchi di velocità: nella continuità, nella lettura delle situazioni e nella calma con cui ha affrontato una pressione mai vissuta prima.
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