Quando la Formula 1 introdusse il regolamento che riportava l’aerodinamica basata sull’effetto suolo nel 2022, l’intento era chiaro: migliorare lo spettacolo, permettere alle vetture di seguirsi più da vicino e aumentare i sorpassi, una delle promesse principali di quella rivoluzione tecnica. Eppure, mentre quel ciclo regolamentare chiude ora il suo capitolo, tra addetti ai lavori, piloti e tifosi serpeggia un sentimento diffuso: difficilmente queste monoposto saranno ricordate con affetto o nostalgia, soprattutto rispetto alle classiche generazioni di vetture iconiche che hanno segnato la storia del nostro sport. :

Una promessa mai mantenuta appieno

La generazione iniziata nel 2022 ruotava attorno all’idea di un fondo sagomato in grado di generare deportanza principalmente dal “ground effect”, una tecnica aerodinamica che era stata bandita decenni prima ma che si pensava potesse risolvere il problema della perdita di carico dietro un’altra vettura, rendendo così i duelli più genuini e ravvicinati. Tuttavia, ciò che molti – piloti inclusi – hanno osservato negli ultimi anni non ha soddisfatto del tutto queste aspettative: nonostante alcuni momenti di battaglia ravvicinata, il vero incremento dei sorpassi promesso non si è mai consolidato in maniera evidente e costante, con l’inseguimento ravvicinato che, paradossalmente, ha spesso finito per sfociare in un maggiore “dirty air” e maggiore difficoltà a sorpassare, soprattutto nelle stagioni più recenti.

Perché il ricordo sarà freddo

La storia della F1 è piena di vetture che sono rimaste nell’immaginario collettivo non solo perché veloci, ma perché evocative: silhouette iconiche, potenza, sonorità e incredibili duelli. Le F1 a effetto suolo del periodo 2022‑2025, al contrario, rischiano di essere ricordate più per i loro problemi – pneumatici enormi, peso elevato, gestione difficile delle condizioni di scia e performance di sorpasso non all’altezza delle promesse – che per un legame emotivo con i tifosi. Anche tra gli appassionati online, il sentimento dominante è che, pur avendo avuto momenti di competitività e duelli piuttosto ravvicinati, queste vetture non abbiano generato quella bellezza estetica e quella memorabilità sportiva che caratterizzano le epoche amate di F1. 

Con l’inizio della nuova era 2026, che promette auto più leggere, forse visivamente più armoniche e con un comportamento in pista pensato per un coinvolgimento maggiore, il ciclo dell’effetto suolo appare destinato a essere visto più come un passaggio tecnico necessario che come un capitolo romantico da custodire nei ricordi dei tifosi.

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Sezione: News / Data: Dom 04 gennaio 2026 alle 14:27
Autore: Paolo Mutarelli / Twitter: @j_pablo99
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Paolo Mutarelli
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Paolo Mutarelli
Giornalista classe 1999, pubblicista dal 2022, laureato magistrale in Scienze Politiche e relazioni Internazionali nel 2025 all’Università La Sapienza di Roma. Il mondiale perso da Massa nel 2008 ha acceso la miccia di un bambino che ha iniziato a seguire la Formula 1 e la altre categorie del motorsport.
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