Non se lo aspettava Sergio Perez. Non si aspettava di guidare così bene nella seconda parte di stagione. Di prendere il podio in Turchia. Di vincere in Bahrain dopo esser scivolato ultimo al termine del primo giro. Di esser chiamato dalla Red Bull per provare a vincere il titolo 2021. No, ecco forse quest’ultimo se l’aspettava, soprattutto alla luce di questi risultati: quarto posto al mondiale, sempre in zona punti tranne il primo Bahrain e Abu Dhabi e una vittoria che rimarrà nella storia.
E dire che, dopo il doppio stop britannico a causa del Covid, in molti vedevano Nico Hulkenberg rientrare nel giro dei sedili e il messicano scivolare lentamente verso una finale di carriera in altre Formule o campionati. Invece un gran premio nella pioggia ha ribaltato le situazioni. Proprio nel momento in cui il suo vecchio compagno di squadra, colui che l’ha messo alla porta, sembrava essersi conquistato tutti i riflettori. Lance Stroll in testa ad un gran premio per trenta giri. Qualcosa di assurdo. Alla fine, tra un problema di motore del compagno e un errore (ma anche orrore) di Leclerc all’ultima curva, Checo si è messo davanti anche al suo sostituto in Aston Martin, quel Sebastian Vettel a cui sono affidate le speranze di crescita del marchio inglese di casa Stroll.
Chi ha affidato, invece, le speranze a Perez è stata la Red Bull che, forte di una vittoria sorprendente all’ultimo atto di Abu Dhabi, si presenterà alla stagione 2021 desiderosa di fare battaglia con la Mercedes e di far scalare posizioni in classifica mondiale a Max Verstappen. Perez dovrà fare una cosa che gli austriaci non sono mai riusciti a fare negli ultimi anni: supportare l’olandese, dare la possibilità agli strateghi della bevanda che mette le ali di poter ragionare con due macchine da vertice e non solo con una. Sergio Perez deve essere il perfetto secondo, portare a casa punti pesanti, come fatto con la Racing Point.
È l’occasione della vita per il messicano che steccò la prima occasione, quando arrivò in McLaren per sostituire sua maestà Lewis Hamilton. Si è sempre detto che Perez aveva il talento per vincere un mondiale: la velocità in qualifica, la freddezza nei duelli corpo a corpo e il ritmo gara. Ora dovrà dimostrarle tutte. Non per vincere il mondiale piloti, quello papà Jos non lo permetterà mai (ma neanche Max a dirla tutta), ma quello costruttori si. In molti hanno grandi aspettative sulla Red Bull 2021 e molte passano da quella vittoria ad Abu Dhabi e da Sergio Perez.
Riuscirà il messicano a guidare una macchina che si è reputata impossibile da guidare ad alti livelli da tutti coloro che non si chiamano Max Verstappen? Certo l’esperienza è dalla sua, ma aspettatevi un inizio lento da parte di Perez, anche in virtù dei pochissimi giorni di test messi a disposizione dalla Formula 1 in questa stagione (mica ci chiamiamo tutti Alonso, no?). Soprattutto, la Red Bull è storica per le sue partenze lente negli ultimi. Quest’anno non potrà permettersele. Spingere subito e spingere forte. Hamilton non si batte lasciandogli scegliere il terreno di battaglia come si ostina a fare Valtteri Bottas. Bisogna sporcarsi le mani, farlo diventare brutto, non lasciare che si trasformi in Hammer Time, entrargli nella testa. Forse così c’è una chance.
Non sarà compito di Perez, ma avere una seconda macchina competitiva è vitale per la strategia della Red Bull. Ci sarà tanta pressione sulla casa austriaca. Per tutti, ma non per Perez che non si aspetta più niente dalla sua fantastica carriera.
Autore: Paolo Mutarelli / Twitter: @j_pablo99
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