Un altro campione del mondo tritato dalla pressione dell’ambiente Ferrari. Nel digiuno decennale della scuderia più storica dell’automobilismo i tifosi hanno anche la loro fetta con cui fare i conti e non sbagliare anche con la prossima speranza Charles Leclerc che ha visto gli effetti di essa semplicemente affacciandosi dall’altra parte del paddock.

Ha visto un Sebastian Vettel distrutto.

Per molti, il tedesco è rimasto sul quel muro ad Hockenheim di due anni, quando ha mandato in frantumi la sua grande opportunità per vincere il mondiale con la Ferrari. Per altri, il monegasco dallo sguardo curioso, unito al cambio di gestione, gli ha dato il colpo finale. La sostanza è che, dopo sei anni, Vettel non vestirà più il rosso scarlatto ornato da un cavallino nero su sfondo giallo, bensì il verde bottiglia dell’Aston Martin. L’ex Red Bull vuole essere il primo 007 tedesco, vuole smentire chi dice che 007 è finito, è vecchio, non ha più nulla da dare e da dire. Il MI6 in versione Formula 1 ha le sembianze di una Racing Point che ha sottratto i piani del cattivo di turno, la Mercedes, ed è diventata tutto ad un tratto competitiva.

Con il senno del poi, Vettel si sarebbe seduto facilmente sul secondo sedile Red Bull se fosse rimasto disponibile fino a fine anno. Helmut Marko e e Christian Horner non avrebbero mai rifiutato il ritorno del figliol prodigo. Ma il tedesco, per la prima volta in carriera, ha sentito davvero la paura di rimanere senza sedile e quindi ha sposato il progetto più chiacchierato e criticato del 2020 della Formula 1, la Racing Point wannabe Aston Martin della famiglia Stroll.

Cosa potrà chiedere Vettel a questo 2021? Tanto. Una macchina competitiva, tanto per cominciare. Un team stimolante e non più depresso come nell’ultimo periodo in Ferrari. Un team che pende dalle sue labbra, esperte e vincenti, per poter crescere, per mettere in moto un nuovo circolo vizioso, per poter eliminare i molti errori che sono costati punti e terzo posto in questa stagione. Potrà chiedere un ritorno alle zone di vertice, tanto lontane (tolta la parentesi turca) nell’ultimo anno. Zone in cui potrà battagliare liberamente con il tanto stimato ex compagno Leclerc o con chi gli è stato preferito Carlos Sainz. Potrà chiedere un ultimo podio, un ultimo divertimento, una nuova emozione. Potrà chiedere di dimostrare che non è finito come tutti credono. 

Cosa potrà chiedere questo 2021 a Vettel? Niente. Perchè Sebastian Vettel è la Formula 1, perchè Sebastian Vettel è Lewis Hamilton che ha avuto uno stint meno lungo di vittorie (Sei contro quattro) e che si è incaricato, in quanto tifoso della Ferrari e del suo mito, il dovere di riportarla in alto.

Quest’ultima cosa non va dimenticata.

Nonostante il 2014 fosse già a tinte Mercedes, Vettel è uscito dalla sua comfort zone per provare a realizzare il suo sogno. Forse anche con un po’ di presunzione (la presunzione dei grandi però), quella di ergersi al pari della leggenda Micheal Schumacher, impresa riuscita, invece, al neo Cavaliere inglese. Sebastian Vettel era, ma rimarrà la Ferrari perchè tutto il suo amore, i sorrisi, le dediche (ultima quella di Azzurro ad Abu Dhabi) sono la Ferrari e sono la dimostrazione di come vincere è bello, è la cosa migliore che c’è, ma è il viaggio a contare sempre con e senza risultati. L’Aston Martin ha il dovere di farci ricordare tutto questo, di farci ricordare che pilota è Sebastian Vettel.

In bocca al lupo, Seb.

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Sezione: Editoriale / Data: Lun 04 gennaio 2021 alle 09:00
Autore: Paolo Mutarelli / Twitter: @j_pablo99
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