Non si sprecano le voci di chi vorrebbe eliminare uno dei due membri della coppia Ferrari, Leclerc-Vettel, in favore di gregari o altri piloti vincenti. Luigi Perna, nell'edizione odierna della Gazzetta dello Sport, scrive un lungo pezzo, di cui vi riportiamo una parte, in cui sposa la tesi opposta, ovvero non intaccare questo nucleo: "Puntare solo su Charles Leclerc oppure continuare a credere anche in Sebastian Vettel? Per Luca di Montezemolo è «un bel dilemma». Lui, il presidente più vincente della storia Ferrari, non ebbe dubbi costruendo tutto il team intorno a Michael Schumacher, con Jean Todt al ponte di comando e la regia tecnica di Ross Brawn e Rory Byrne. Uno schema ripetuto quando arrivò Fernando Alonso e la rossa non era più quella dei record. «Io ho sempre puntato su un pilota per la classifica e un altro che porti punti importanti per il Mondiale costruttori, togliendoli ogni tanto anche agli avversari […]» […]. Mettere in pratica la lezione oggi è molto più difficile. Primo perché non c’è un altro Schumacher a Maranello. Secondo perché lo Schumacher di adesso ce l’hanno i rivali della Mercedes: si chiama Lewis Hamilton. Senza contare che la Ferrari attuale non è neppure lontanamente una vettura dominante come quella dei tempi di Schumi. Mattia Binotto abbia finora scelto di non scegliere. Anzi, è stato proprio Binotto a offrire un paracadute a Vettel nel momento più difficile della stagione […]. Si trattava di uno spartiacque. Se il tedesco avesse incassato un’altra mazzata psicologica, dopo i trionfi di Leclerc a Spa e a Monza e il suo testacoda nel GP d’Italia, sarebbe stato un disastro. Invece quella vittoria ha rilanciato Seb, che ha cambiato marcia nelle quattro gare successive, risultando nel complesso più competitivo del giovane compagno di squadra. Sulla sua classifica pesano i ritiri in Russia e negli Usa per guasti meccanici. Al contrario Leclerc, dopo essersi piegato alla ragion di squadra a Singapore, ha perso un po’ di incisività. […] in Messico, riferendosi alla strategia, ha ammesso: «Devo essere più deciso a dire che cosa voglio. Su certi aspetti non sono ancora a livello di Seb».
Forse non è un caso che il risveglio di Vettel sia coinciso con la crescita della SF90 dopo l’estate, quando a Maranello sono riusciti finalmente a migliorare il carico aerodinamico e le prestazioni del telaio in inserimento di curva. Il tedesco ha ritrovato quella fiducia nel guidare che gli mancava. I suoi consigli hanno avuto un peso importante. «La capacità di analisi di Seb ci ha aiuta molto nello sviluppo della vettura», ha confessato Binotto. Una ragione in più per non rinunciare al 4 volte iridato e alla sua esperienza. Mettere in discussione Vettel proprio adesso che si è ripreso […] non avrebbe senso. […] il futuro è di Charles. Il monegasco quest’anno ha mostrato un potenziale velocistico superiore in qualifica, oscurando Seb con 7 pole position contro 2. Ma ci sono stati anche qualche errore di troppo e altri segnali che fanno ritenere la maturazione di Leclerc non ancora completa. […] A Charles potrebbe servire un altro anno di apprendistato prima di lottare per il titolo contro Hamilton. Motivo ulteriore per non scaricare Vettel a priori. Infine ci sono da considerare i 35 milioni di ingaggio per il 2020. Di certo il prossimo anno non si potrà partire con le stesse gerarchie di inizio 2019, quando Binotto battezzò Vettel prima punta. […]. E anche le strategie dovranno privilegiare di gara in gara sempre il più veloce, senza “equivoci” come al via di Sochi".
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