Sabato a nervi tesi a Monza: Leclerc chiude quarto una qualifica compressa all’estremo, mentre Hamilton – quinto sul giro – scivola indietro di cinque posizioni per l’eredità di Zandvoort. Il team principal Vasseur incornicia così un sabato da fotofinish ai microfoni di Sky: "Prendiamo il risultato per quello che è: fin da Q1 c’erano tantissime vetture racchiuse in una manciata di decimi e in Q2 qualcuno di grosso come Lando ha anche rischiato", il riferimento indiretto a Norris serve a sottolineare la densità del gruppo. La linea guida è non disperdere energie: "Tutti, noi compresi, possono dire che si poteva limare qualcosa; la priorità è restare concentrati su di noi". Partire dal quarto posto con il rettifilo infinito verso Curva 1 è leva tattica, non un handicap: "Da lì si può costruire: contano la partenza e la pulizia alla Prima Variante, poi la gara è lunga e il fattore gomme pesa". Dentro al box Ferrari si respira pragmatismo: precedenti alla mano, "l’ultima volta abbiamo vinto anche partendo dalla quarta casella, quindi testa bassa e massima esecuzione". Nella sostanza, il sabato di rosso si legge nei dettagli.
Il tema caldo è la scelta di rinunciare al “gancio” tra compagni: la scia di Hamilton per Leclerc è stata davvero valutata, ma la decisione finale ha seguito un’altra logica: "Era una possibilità, ma abbiamo preferito concentrare gli sforzi sul giro di preparazione: a Monza come in passato su altri circuiti un warm-up giusto o sbagliato sposta il crono di qualche decimo". In altre parole, meglio non sacrificare un’auto per un traino incerto: "Senza forzare ruoli, l’obiettivo era portare entrambe le vetture nella finestra ideale delle coperture. Se una vettura fosse partita dalla pit-lane e non comunque dal mezzo della griglia, allora si poteva fare decisamente". La fotografia del potenziale è onesta: "Il gap in qualifica era residuo ma non è detto che ci fosse margine reale per la pole". Anche la dinamica dell’ultimo tentativo ha una spiegazione chiara: "Nel secondo run non abbiamo visto progressi perché l’imbocco alla Prima Variante non è stato pulito; quando sporchi l’avvio, poi fai fatica a tenere il ritmo fino al traguardo". Sul piano operativo, il pacchetto è stato impostato con ali posteriori scariche e beam wing di compromesso, puntando a efficienza sui rettifili e stabilità nei cambi veloci: una via che paga sulla velocità pura ma pretende attenzione nella gestione dell’asse posteriore. Non a caso Vasseur spiega anche il ruolo dei piloti nelle scelte: "A Monza ci sono due o tre livelli d’ala sensati: alla fine è un compromesso tra rettilinei e appoggio, e lo decidiamo insieme, in base alle caratteristiche della macchina e alla comodità di guida di ciascuno".
Lo sguardo alla domenica è affidato a numeri e buon senso: "Il passo gara c’è", insiste il TP, e il confronto dice che la rossa sta "a pochi centesimi dal lotto di testa per giocarsela con McLaren". Sulla carta, l’aggressività sulle ali regala la velocità di punta più alta, ma il richiamo è realistico: "Non danno punti per la velocità".
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