Quando Sergio Perez è approdato in Red Bull Racing, nel 2021, sapeva di entrare in uno dei team più competitivi e allo stesso tempo più implacabili del Circus. Dopo poche gare senza risultati di rilievo, il messaggio ricevuto fu diretto: “Quello di cui hai bisogno è uno psicologo, devi andare da uno psicologo”. Un suggerimento che racconta bene il livello di pressione a cui è sottoposto chiunque sieda nella seconda monoposto del team di Milton Keynes.

“Ecco il conto”: la chiamata da 6.000 sterline

Perez ha seguito il consiglio, salvo poi trovarsi davanti a una sorpresa inattesa. “Un giorno arrivo in fabbrica e mi dicono: ‘Ehi, ecco un conto per te’”, ha raccontato. L’importo? “Erano 6.000 sterline per una sola chiamata”. A quel punto la battuta diventa inevitabile: “Ho detto loro: ‘Mandatelo a Helmut, pagherà lui’”. Anche Helmut Marko avrebbe poi commentato con leggerezza l’esito della sessione, dando il via a un percorso durato diversi anni.

“Non puoi essere veloce se non ti fidi della macchina”

Col tempo i risultati sono arrivati, ma il peso mentale non è mai scomparso del tutto. Le difficoltà più evidenti sono emerse nelle ultime stagioni, quando Perez ha ammesso: “Nel profondo sapevo esattamente che non si può essere veloci quando si ha un’auto in cui pensi costantemente a cosa accadrà”. A questo si aggiunge un altro elemento chiave: “E per di più hai tutta la tua squadra contro di te. In pubblico è stato molto difficile”. Parole che svelano un lato spesso invisibile della Formula 1, dove la vera battaglia, a volte, si combatte prima nella testa che in pista.

 
Sezione: News / Data: Gio 08 gennaio 2026 alle 21:30
Autore: Francesco Franza
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Francesco Franza
Ho 37 anni, sono nato e cresciuto a Roma e mi sono laureato in Comunicazione e Multimedialità presso l’Universitas Mercatorum con 107/110. Lavoro come IT Support Professional, ma collaboro con F1-News.eu per costruire la mia carriera nella comunicazione, la mia più grande passione. Amo i motori da sempre e i trionfi di Schumacher in Ferrari
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