Non è solo una questione tecnica. Quando una squadra di Formula 1 decide di produrre i propri motori, sta mettendo in discussione un pezzo importante della propria struttura operativa e strategica. La storia recente della Red Bull non parla più solo di telaio e aerodinamica: da qualche stagione racconta dell’ambizione di controllare anche la power unit. Questo cambio di prospettiva è la ragione per cui Red Bull Powertrains è diventata centrale nel discorso su come e perché la scuderia inglese guarda al futuro
Dalle esigenze al progetto Powertrains
La divisione Red Bull Powertrains nasce ufficialmente nel 2021, dopo che il partner tecnico Honda annuncia l’uscita dalla Formula 1 al termine della stagione 2021. Red Bull decide di non cercare un nuovo fornitore, ma di portare internamente lo sviluppo delle unità di potenza, segnando una rottura rispetto al passato. L’obiettivo è assumere piena responsabilità del motore, integrandolo con il telaio e con l’aerodinamica in modo più fluido possibile in vista delle nuove norme di power unit del 2026.
All’inizio la produzione della power unit, denominata nell’ambiente RBPT (Red Bull Powertrains), si basa sulla tecnologia Honda con supporto diretto dal Giappone fino al 2025: un accordo funzionale per consentire la transizione senza soluzione di continuità fino a quando la nuova normativa tecnica è pronta.
Dal punto di vista delle competenze tecniche, Red Bull attinge a figure esperte e team di ingegneria capaci di gestire concetti complessi come ERS (sistemi di recupero di energia) e integrazione con telaio e raffreddamento. Il coinvolgimento di professionisti provenienti da altre strutture motoristiche rinforza la struttura, ma è fondamentale capire che Powertrains non è nato dall’oggi al domani: è il risultato di una pianificazione strutturata che occupa anni di lavoro tra transizione tecnologica e sviluppo di processi produttivi.
Uscita di Horner e Marko e il progetto motore
Un elemento spesso trascurato nella narrazione tecnica è che il progetto Powertrains si sviluppa in un momento di forte evoluzione anche a livello dirigenziale. Nel luglio 2025 Christian Horner, che per oltre vent’anni era stato team principal e figura chiave nella crescita del team Red Bull, viene sollevato dai suoi incarichi dai vertici della società. A sostituirlo è Laurent Mekies, già responsabile di un’altra entità del gruppo, con l’incarico di guidare la squadra attraverso una nuova fase di off-season e di regolamenti.
Poche settimane dopo, verso la fine del 2025, anche Helmut Marko figura storica e consulente di Motorsport Advisor alla Red Bull per oltre 20 anni lascia la squadra, concludendo un lungo capitolo di collaborazione. Le dinamiche dietro questa separazione sono state variamente interpretate ma è chiaro che la struttura Red Bull sta evolvendo dal modello personale e concentrato su singole personalità a una gestione più collettiva e manageriale.
Questo cambiamento di persone non è un dettaglio opzionale: modifica anche come si affrontano progetti lunghi e complessi come Powertrains. La fase iniziale del progetto era sostenuta dalla continuità tra figure tecniche e dirigenziali; ora la transizione richiede nuovi schemi decisionali e priorità distribuite diversamente.
Dal progetto motore alla nuova fase
Il “miracolo” di Red Bull Powertrains non è un miracolo nel senso magico: è la combinazione di una visione strategica, la capacità di portare competenze tecniche interne e una gestione del cambiamento manageriale in un periodo critico. Il fatto che Red Bull abbia scelto di non esternalizzare il motore dimostra ambizione, ma resterà cruciale vedere se la struttura interna saprà mantenere coerenza e continuità tecnica a fronte dei cambiamenti nell’assetto gestionale.
Non è solo un motore che cambia il destino di una squadra; è il modo in cui una squadra organizza le persone, le competenze e i processi che determinerà se quel motore potrà davvero essere competitivo. In altre parole, la rivoluzione Powertrains è tanto tecnica quanto culturale.
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