Il Bahrain si prepara a diventare il vero banco di prova della nuova Formula 1. Dal 18 al 20 febbraio il tracciato di Sakhir accoglierà l’ultimo test collettivo prima del Mondiale 2026, con una novità che cambia l’approccio delle squadre al lavoro in pista: Pirelli metterà a disposizione l’intera gamma di mescole slick. Non più scelte limitate o simulazioni parziali, ma la possibilità di costruire programmi completi, misurando degrado, costanza e comportamento delle gomme in condizioni reali, su una pista che stressa l’asse posteriore e mette a nudo ogni debolezza del progetto.

La strategia delle mescole cambia l’approccio ai test

La decisione del fornitore unico di portare in Bahrain tutte e cinque le mescole asciutte apre scenari inediti per i tecnici. Mercedes ha impostato il lavoro sulle tre coperture più dure, una scelta che tradisce l’intenzione di accumulare chilometri e dati sulla costanza nel long run, senza inseguire subito il giro secco. All’estremo opposto, Aston Martin ha preferito puntare sulle tre più morbide, cercando carico meccanico e risposta immediata dell’auto nelle fasi di qualifica simulata. Dal paddock filtra una linea chiara: “meglio scoprire ora i limiti di trazione e di temperatura piuttosto che accorgersene al primo Gran Premio”, ragiona un ingegnere di pista, spiegando come la gestione delle finestre termiche sia già uno dei nodi del nuovo regolamento.

Bahrain laboratorio decisivo verso il Mondiale 2026

Il ventaglio di scelte racconta anche l’approccio ibrido di Ferrari F1, McLaren F1, Racing Bulls, Audi e Haas, che hanno inserito la C4 come punto di equilibrio tra resa sul giro e affidabilità sui run medi. Red Bull, Alpine e Williams hanno spinto su opzioni più tenere, mentre Cadillac ha scelto di portare l’intera scala di mescole, una mossa che suggerisce la volontà di coprire ogni scenario di assetto e temperatura. I tecnici ricordano che i set provenienti dai test precedenti potranno essere riutilizzati solo se non superano i nove giri, dettaglio che obbliga a pianificare con precisione ogni stint. Anche l’identificazione cromatica resta centrale per la lettura dei dati: C1 e C2 bianche, con la C1 riconoscibile per le bande sulla spalla; C3 e C4 gialle, con la C4 priva delle bande; C5 rossa con marcature evidenti. “la gomma giusta racconta subito se l’auto lavora nella finestra corretta”, sottolinea un tecnico di un top team, convinto che in Bahrain si getteranno le basi delle prime strategie stagionali.

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Sezione: News / Data: Mar 17 febbraio 2026 alle 09:56
Autore: Paolo Mutarelli / Twitter: @j_pablo99
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Paolo Mutarelli
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Paolo Mutarelli
Giornalista classe 1999, pubblicista dal 2022, laureato magistrale in Scienze Politiche e relazioni Internazionali nel 2025 all’Università La Sapienza di Roma. Il mondiale perso da Massa nel 2008 ha acceso la miccia di un bambino che ha iniziato a seguire la Formula 1 e la altre categorie del motorsport.
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