Nei box di Sakhir c’è stato un dettaglio che ha fatto drizzare le antenne ai tecnici: una procedura di partenza insolitamente lunga, quasi ostentata, osservata durante i test in Bahrain. In un inverno in cui la nuova Formula 1 del 2026 sta già scaldando i dibattiti, ogni gesto diventa un indizio. Il tema è caldo perché i nuovi motori, con la ripartizione 50/50 tra elettrico e termico, cambiano radicalmente l’approccio alla partenza. E tra le scuderie si sussurra che qualcuno abbia già trovato una scorciatoia.

Il punto di partenza è la rimozione dell’MGU-H dal progetto dei propulsori 2026: una scelta che riporta in primo piano il ritardo di risposta del turbo ai bassi regimi. Senza l’unità che “copriva” il vuoto di coppia, i piloti devono preparare l’auto con più anticipo prima di rilasciare la frizione. Nei test del Bahrain, però, la Ferrari ha mostrato una naturalezza diversa nella fase di lancio. Lewis Hamilton ha insistito a lungo sulla procedura di partenza, attirando l’attenzione degli addetti ai lavori. Dal muretto, l’analista tecnico di F1TV Sam Collins ha lasciato intendere che non fosse un gesto casuale: “Non credo affatto sia stato un rituale fine a se stesso: quel tempo extra al regime giusto sembra studiato per capire fin dove si può spingere la finestra ideale prima della partenza”.

Ferrari e il vantaggio meccanico

Secondo indiscrezioni raccolte nel paddock, la Rossa riuscirebbe a utilizzare rapporti più lunghi rispetto ai rivali, segnale di un turbocompressore più compatto e pronto a salire di giri. Un dettaglio che potrebbe semplificare la fase di lancio nelle partenze da fermo. A sottolinearlo è stato anche George Russell, che dal lato Mercedes ha spiegato come Maranello sembri in una posizione leggermente più favorevole: “Da fuori l’impressione è che loro possano permettersi marce più alte in avvio, segno che il loro turbo risponde prima. Questo, nelle partenze, può fare la differenza di metri preziosi”. In un campionato che spesso si decide in pochi metri alla parenza, l’anticipo tecnologico può trasformarsi in un vantaggio strategico.

Le manovre nei box e la politica della partenza

Non è solo una questione tecnica. Alcuni team stanno spingendo in Commissione per rivedere la sequenza di partenza nel 2026, proprio perché l’assenza dell’MGU-H rende la procedura più delicata e potenzialmente penalizzante per chi fatica a portare il motore nel range ideale. A Sakhir, tra una simulazione e l’altra, si è vista la F1 fare i conti con un futuro in cui la parenza tornerà a essere una fase “meccanica”, meno filtrata dall’elettronica. Ed è in questo contesto che la lunga preparazione di Hamilton assume un altro peso: un test sul campo per capire come sfruttare al massimo una finestra tecnica che potrebbe diventare decisiva già dalle prime gare della nuova era.

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Sezione: News / Data: Mar 17 febbraio 2026 alle 07:59
Autore: Paolo Mutarelli / Twitter: @j_pablo99
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Paolo Mutarelli
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Paolo Mutarelli
Giornalista classe 1999, pubblicista dal 2022, laureato magistrale in Scienze Politiche e relazioni Internazionali nel 2025 all’Università La Sapienza di Roma. Il mondiale perso da Massa nel 2008 ha acceso la miccia di un bambino che ha iniziato a seguire la Formula 1 e la altre categorie del motorsport.
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