Nel paddock della Formula 1 non si parla solo di assetti e carichi aerodinamici. A tenere banco, in questi giorni, è la scelta della Ferrari di cambiare l’ingegnere di pista di Lewis Hamilton in vista del 2026. Una decisione che ha acceso il dibattito dopo le parole del campione britannico, preoccupato per l’impatto che un avvicendamento a stagione iniziata potrebbe avere sul suo rendimento. A spegnere il fuoco delle interpretazioni è intervenuto direttamente il team principal, deciso a riportare la questione su binari più concreti e meno emotivi.

Il primo anno di Hamilton in rosso è stato tutt’altro che lineare. Per la prima volta in carriera, il sette volte iridato ha chiuso una stagione senza nemmeno un podio, pagando una fase di adattamento complicata e un rapporto mai realmente fluido con l’ingegnere di pista Riccardo Adami. Dalle comunicazioni radio sono emersi più di una volta attriti e incomprensioni, segnali di un’intesa che non ha mai trovato la naturalezza necessaria ai massimi livelli. In questo contesto si inserisce la scelta del Cavallino di riorganizzare il muretto, con l’ipotesi di affidare Hamilton a Cedric Michel-Grosjean, reduce dall’esperienza in McLaren e attualmente in una fase di pausa professionale. Nell’attesa, durante i test, il britannico lavora con Carlo Santi, già noto per il suo passato al fianco di Kimi Räikkönen. Proprio da qui nasce il timore espresso dal pilota: "Se mi troverò a cambiare ancora riferimento in poche gare, il rischio è di perdere continuità nel lavoro e pagare qualcosa in termini di risultati, ma farò comunque di tutto per adattarmi".

Le parole di Hamilton hanno innescato la reazione di Fred Vasseur, che ha voluto ridimensionare il caso con toni netti. "Non è questa la lettura che abbiamo dato internamente: il clima al muretto è sano, il dialogo con Lewis è aperto e costruttivo", ha spiegato il manager francese, ribadendo la fiducia nello stato d’animo del pilota. Poi, messo alle strette su un’ulteriore domanda, ha tagliato corto: "Smettiamola di alimentare questa storia: in Formula 1 cambiano ogni anno ingegneri e responsabili, non crolla certo un progetto per una singola figura". Un concetto che Vasseur ha allargato all’intera struttura del team, ricordando come una squadra di vertice sia il risultato del lavoro coordinato di oltre mille persone, non la somma di singole individualità.

Un equilibrio da ricostruire nel momento più delicato

Il tema, però, resta sensibile perché arriva alla vigilia di una rivoluzione tecnica che rimescolerà i valori in campo. La Ferrari sa di giocarsi molto sul piano dell’organizzazione e della stabilità interna, soprattutto con un pilota del calibro di Hamilton che vive di sensazioni e fiducia nei meccanismi del box. L’obiettivo è evitare che la fase di transizione diventi un alibi o, peggio, un freno in un momento in cui ogni dettaglio potrà fare la differenza.

La linea di Vasseur tra gestione umana e visione di squadra

Nel difendere la scelta, Vasseur ha voluto rimarcare un principio caro alla sua gestione: il risultato nasce dall’insieme, non dal singolo ingranaggio. Una visione che a Maranello sta cercando di attecchire dopo anni di scossoni tecnici e dirigenziali. La sfida sarà trasformare il cambio al muretto in un’opportunità di crescita, evitando che il dibattito mediatico finisca per pesare sulle spalle di un Hamilton già chiamato a riscattare una stagione difficile e a ritrovare quella serenità operativa che, in Formula 1, spesso vale quanto qualche decimo sul giro.

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Sezione: News / Data: Lun 16 febbraio 2026 alle 11:11
Autore: Paolo Mutarelli / Twitter: @j_pablo99
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Paolo Mutarelli
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Paolo Mutarelli
Giornalista classe 1999, pubblicista dal 2022, laureato magistrale in Scienze Politiche e relazioni Internazionali nel 2025 all’Università La Sapienza di Roma. Il mondiale perso da Massa nel 2008 ha acceso la miccia di un bambino che ha iniziato a seguire la Formula 1 e la altre categorie del motorsport.
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