I primi giri ufficiali della nuova era tecnica hanno lasciato il segno nel box di Aston Martin. I test del Bahrain, attesissimi per misurare l’impatto delle nuove power unit, hanno restituito un quadro più complicato del previsto per la scuderia britannica, alle prese con un programma di lavoro partito in salita già dallo shakedown di Barcellona. Lì, gran parte delle prove è andata persa per problemi di affidabilità e integrazione, costringendo il team a rincorrere fin dalle prime battute. In un contesto in cui la Formula 1 sta cambiando pelle, ogni chilometro non percorso pesa come un macigno sul percorso di crescita.
A fotografare senza giri di parole la situazione è stato Shintaro Orihara, responsabile pista di Honda, partner tecnico del progetto. "In questi giorni in Bahrain il lavoro è stato davvero utile per rafforzare la collaborazione con Aston Martin, perché siamo riusciti a completare oltre duecento giri complessivi", ha spiegato, sottolineando il valore dei dati raccolti. Poi ha messo a fuoco il nodo principale: "È stata un’occasione importante per capire meglio il pacchetto della power unit e il modo in cui si integra con il telaio". Il manager giapponese non ha nascosto che il team stia rincorrendo sul piano del programma di test, una condizione figlia delle difficoltà iniziali e del poco tempo a disposizione per affinare l’insieme motore-vettura.
In pista, le sensazioni dei piloti hanno confermato un quadro non semplice. Lance Stroll ha parlato apertamente di un distacco importante dal riferimento cronometrico, mentre Fernando Alonso ha evidenziato un feeling ancora acerbo con le nuove monoposto. Orihara ha allargato il discorso all’impatto regolamentare: "Il nuovo regolamento cambia in profondità il modo di guidare e la gestione dell’energia durante il giro, non è solo una questione di potenza pura". E, pur ammettendo che qualche run in più sarebbe stato prezioso, ha ricordato la cornice generale: "Questo è stato il primo vero test ufficiale insieme, era inevitabile dover imparare tanto dal lavoro fianco a fianco in pista".
Una partnership che nasce già sotto pressione
Il legame tra Honda e Aston Martin è uno dei progetti più ambiziosi della nuova Formula 1, ma l’avvio a rilento obbliga a una rincorsa immediata. Dal centro R&D di Sakura al circuito, il lavoro procede su due binari paralleli. "Sappiamo che c’è parecchio da fare sia in fabbrica sia in pista, ma abbiamo già individuato dove intervenire insieme al team e stiamo spingendo al massimo", ha assicurato Orihara. La mole di dati raccolti in Bahrain rappresenta una base preziosa, anche se non cancella il ritardo accumulato nel programma complessivo di sviluppo.
Il peso dei chilometri persi e la corsa al recupero
Nel contesto della F1 2026, ogni test vale doppio: non solo per capire il comportamento delle vetture, ma per costruire automatismi tra reparti tecnici che fino a ieri lavoravano separati. La sensazione nel paddock è che Aston Martin abbia imboccato un sentiero in salita, ma non senza margini di recupero. Il tempo, però, è il vero avversario: più chilometri persi ora significano più notti in fabbrica per colmare il gap quando la stagione entrerà nel vivo.
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