Nelle prime settimane di test pre-stagionali in Bahrain la nuova generazione di monoposto ha messo sotto i riflettori non solo motori e aerodinamica, ma anche un elemento che può fare la differenza sull’usura e sul comportamento in gara: i pneumatici. Con l’arrivo dell’aerodinamica attiva e della cosiddetta “Straight-Line Mode”, le forze trasferite sull’asfalto cambiano radicalmente rispetto al passato, creando picchi di carico improvvisi. Per Pirelli è un banco di prova eccitante e anche impegnativo, perché l’architettura degli pneumatici 2026 doveva fare i conti con forze mai viste prima.

Il nuovo sistema di ali mobili apre le ali in rettilineo per ridurre la resistenza e abbassare il carico aerodinamico, consentendo alle vetture di raggiungere velocità elevate. Quando queste si richiudono per affrontare una curva, però, si genera una sorta di “ondata” di carico verticale che si scarica sulle gomme. “Quando si disattiva la modalità rettilineo, le forze sulla vettura aumentano in modo significativo e c’è un picco di carico che prosegue nella curva”, ha raccontato Mario Isola di Pirelli sottolineando quanto questo aspetto sia stato considerato nella definizione delle specifiche delle gomme. Questa variazione di carico non è insignificante e – secondo le osservazioni – in Bahrain si è potuta vedere una sorta di “scossa” verticale mentre le monoposto lasciavano i rettilinei e rientravano in configurazione da curva, con la gomma che subisce una sollecitazione istantanea molto più alta di quanto accadesse con l’aerodinamica tradizionale.

Come l’aerodinamica attiva cambia le gomme

Rispetto al passato, la Formula 1 2026 punterà su un’aerodinamica che non è più statica, ma dinamica: le ali anteriori e posteriori si modulano in funzione della situazione, con profili che si appiattiscono in rettilineo e si riallineano all’ingresso di una curva. L’effetto su carico, velocità e stress termico sulle gomme è quindi nuovo e complesso. Se da un lato questo sistema promette prestazioni migliori in rettilineo (riducendo l’attrito aerodinamico e favorendo accelerazioni più libere), dall’altro impone a Pirelli di gestire picchi di forza che non avevano equivalenti negli anni precedenti. Le monoposto rimangono con cerchi da 18 pollici come nel 2025, ma più strette e leggere, e a fronte di questi cambiamenti le gomme del 2026 sono state progettate per sopportare carichi e transizioni dinamiche più accentuate. 

Implicazioni e scenari futuri

Un aspetto che sta attirando l’attenzione degli ingegneri è la possibilità che proprio questi picchi di carico possano contribuire, in alcune situazioni, alla frequenza di bloccaggi osservati nei primi test: la transizione tra modalità a basso carico e alto carico sotto frenata potrebbe influenzare la stabilità e la risposta delle gomme nel momento più critico, ovvero l’approccio alla curva. Oltre a ciò, un fallimento del sistema di aerodinamica attiva potrebbe portare a condizioni di carico continue e quindi a sollecitazioni maggiori e più prolungate sulle gomme, andando oltre quanto previsto dai regolamenti tecnici. Pirelli sta lavorando per bilanciare le due condizioni (modalità attiva funzionante e non funzionante) nelle prescrizioni di gara, ma resta il fatto che tutto è nuovo e bisognerà capire fino a che punto i pneumatici sapranno adattarsi alla rivoluzione tecnica in atto in F1.

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Sezione: News / Data: Dom 15 febbraio 2026 alle 16:51
Autore: Paolo Mutarelli / Twitter: @j_pablo99
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Paolo Mutarelli
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Paolo Mutarelli
Giornalista classe 1999, pubblicista dal 2022, laureato magistrale in Scienze Politiche e relazioni Internazionali nel 2025 all’Università La Sapienza di Roma. Il mondiale perso da Massa nel 2008 ha acceso la miccia di un bambino che ha iniziato a seguire la Formula 1 e la altre categorie del motorsport.
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