Nel contesto dei test pre-stagionali di Formula 1 2026, quello che è emerso dalle giornate in Bahrain e dalle dichiarazioni dei principali protagonisti è un fenomeno curioso ma per nulla casuale: quasi nessun team vuole dichiararsi apertamente favorito, e anzi molti dirigenti e piloti indirizzano la percezione verso altri concorrenti, innescando un continuo “rimpallo” del ruolo di potenziale leader. I motivi di questa dinamica non sono retorici o di facciata, ma profondamente radicati sia nella natura dei regolamenti tecnici entrati in vigore quest’anno sia nelle strategie di comunicazione di squadre e piloti. Nei tre giorni di test in Bahrain, Mercedes ha chiuso con un uno-due nei tempi sul giro e sembra, da una lettura superficiale, tra i più veloci, tuttavia il team principal Toto Wolff ha dichiarato che il vero “benchmark” da battere è la Red Bull, lasciando intendere che la prestazione sul cronometro non rifletta necessariamente il potenziale reale delle vetture. Al contempo, i piloti Mercedes — come George Russell — hanno suggerito che Red Bull sia “spaventosamente” veloce durante alcuni momenti del programma di test, un modo piuttosto esplicito di dare il favore del pronostico ai rivali pur avendo segnato ottimi tempi.
Nessuno vuole il ruolo di favorito: le dichiarazioni dei team
Queste dichiarazioni arrivano in un periodo in cui i regolamenti tecnici del 2026 hanno introdotto power unit completamente nuove, con un ruolo molto maggiore dell’elettrico e una gestione energetica completamente diversa dal passato; queste sono variabili che rendono i dati delle sessioni di prova estremamente difficili da interpretare in modo diretto. I livelli di carburante usati nei long run, le differenti mappature motore e i programmi di simulazione gara o qualifica variano da team a team, rendendo il confronto tra tempi “grezzi” poco affidabile per stabilire una gerarchia chiara prima della prima gara a Melbourne. È in questo vuoto di trasparenza che si innestano le strategie di comunicazione: nessuno vuole svelare troppo presto il proprio potenziale né assumersi l’onere — e la pressione — di essere definito il favorito, perché dichiararsi tale significherebbe offrire un target agli avversari e agli avversari tecnici già a poche settimane dall’avvio del campionato.La Red Bull, da parte sua, ha risposto alle parole di Wolff in modo piuttosto interessante: il direttore tecnico Pierre Waché ha categoricamente negato che il team di Milton Keynes sia il benchmark per la stagione, affermando piuttosto che, secondo la propria analisi interna, Ferrari, Mercedes e McLaren appaiono attualmente davanti a loro in termini prestazionali — concludendo che l’essere definiti “favoriti” non corrisponde alla posizione reale della squadra nei dati che hanno raccolto. Questo tipo di dichiarazione non solo smonta l’etichetta di favorito assegnata da altri, ma addirittura suggerisce che Red Bull si consideri, se non quarta, almeno non al vertice, mitigando le aspettative pubbliche sui propri risultati e togliendo pressione al team e ai propri piloti. In parallelo, team come McLaren e Ferrari stanno adottando una strategia di profilo basso e pragmatismo nelle loro valutazioni: il team principal di McLaren Andrea Stella ha ammesso che nelle simulazioni di gara Mercedes e Ferrari sembrano più veloci di McLaren, ma ha evitato di proporre una vera classifica definitiva, sottolineando l’incertezza intrinseca delle condizioni di test. Ferrari, dal canto suo, ha mostrato un buon ritmo e affidabilità nei long run con Charles Leclerc e Lewis Hamilton, ma anche qui le valutazioni sono state prudenti, con Leclerc che ha indicato Mercedes come potenziale detentore di un potenziale nascosto oltre quei dati visibili. Nessuno dei due team ha messo apertamente la propria monoposto come favorita assoluta, e questa cautela testimonia la consapevolezza che i test non sono indicatori perfetti della performance in gara e che mostrarsi troppo ottimisti può creare aspettative premature che potrebbero ritorcersi contro durante il campionato vero e proprio.
Strategia di comunicazione e gestione delle aspettative
A livello psicologico e sportivo, questa dinamica serve anche a difendere squadre e piloti dalla pressione mediatica e dalle aspettative del pubblico: annunciare di essere il team da battere prima della prima gara in Australia significherebbe porsi al centro dell’attenzione in un momento in cui molte variabili tecniche restano incerte. Le dichiarazioni prudenti o che spingono il favoritismo verso altri team contribuiscono a smorzare la tensione interna e a non creare un bersaglio da colpire con critiche e pressioni esterne. In più, mantenere un profilo basso può conservare elementi di sorpresa competitiva: se un team rivela troppo presto i propri reali punti di forza, gli avversari possono dedurre parti fondamentali del pacchetto tecnico e reagire di conseguenza prima ancora dell’inizio ufficiale del campionato. Questo gioco comunicativo è reso ancora più significativo dal fatto che il processo di sviluppo delle nuove power unit e delle soluzioni aerodinamiche è molto più complesso e meno lineare rispetto al passato, con interazioni tra componenti che possono produrre vantaggi nascosti o performance che emergono solo in condizioni specifiche non ancora sperimentate nei test. Di conseguenza, mettere una bandiera definitiva sulla propria forza competitiva adesso sarebbe tecnicamente imprudente e strategicamente controproducente. Quello che sembra un continuo rimpallo del titolo di “favorito” non è semplicemente una questione di diplomazia tra team, ma è frutto di una combinazione di incertezza tecnica, gestione delle aspettative, strategie di comunicazione e prudenza nello svelare il proprio vero potenziale in un momento in cui i dati disponibili sono ancora incompleti e difficili da interpretare in modo univoco.
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