Il Las Vegas Strip Circuit torna protagonista e, come sempre, uno dei temi centrali è la gestione degli pneumatici. A entrare nel dettaglio è Antonino Mazzola, tyre engineer della Ferrari, che ha illustrato le criticità e le variabili più delicate in uno dei weekend più particolari della stagione. Le temperature notturne del deserto, l’asfalto estremamente liscio e la scelta delle mescole più morbide della gamma formano un mix che trasforma il lavoro sulle gomme in un esercizio di equilibrio millimetrico. Nella f1 moderna, dove la gestione degli pneumatici incide quanto la pura prestazione, Las Vegas rappresenta un laboratorio unico.
Basse temperature, warm-up difficile e rischio graining
Mazzola ha spiegato come la sfida principale sia proprio la combinazione tra freddo e asfalto poco abrasivo, un binomio che complica sia la qualifica sia la gara. "Di notte le temperature scendono molto e l’asfalto ha una rugosità minima, il che rende complicato portare subito le gomme nella finestra ideale", ha raccontato l’ingegnere ai microfoni della Ferrari. La qualifica diventa così un esercizio strategico: spingere troppo nel giro di preparazione può scaldare la gomma, ma anche danneggiare la superficie del battistrada in modo irreversibile. Per questo non è affatto scontato che tutte le squadre scelgano lo stesso approccio: uno o due giri di warm-up possono ribaltare il comportamento della mescola nel giro lanciato. Il tema diventa ancora più delicato in gara, quando entra in gioco il graining, una forma di usura a granuli che nelle edizioni passate aveva colpito soprattutto le Soft. "Quest’anno gli pneumatici hanno mostrato una resilienza maggiore al graining, ma resta un punto critico da monitorare con attenzione", ha aggiunto Mazzola, ricordando come il trittico C3-C4-C5 sia sì performante, ma anche esposto a rapido deterioramento se utilizzato fuori dalle condizioni ottimali della f1 formula 1.
Sessioni anticipate di due ore: vantaggio sì, rivoluzione no
Una delle novità del 2025 è l’anticipo di due ore di tutte le sessioni, una scelta mirata a rendere la pista meno estrema. "Questo aiuta perché aria e asfalto sono meno rigidi e la gommatura migliora nel corso dell’evento", ha spiegato Mazzola, pur mantenendo cautela. Le condizioni climatiche restano comunque lontane dai parametri delle gare diurne e l’effetto complessivo non è abbastanza forte da cambiare le criticità strutturali del tracciato. Per Ferrari sarà quindi fondamentale leggere bene i dati raccolti durante le prove libere, ottimizzando sia la preparazione della qualifica sia la gestione in gara, soprattutto nei long run dove il comportamento delle Soft rischia di diventare la variabile determinante.
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Autore: Mirko Borghesi / Twitter: @@BorghesiMirko
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