Kimi Antonelli ospite di 4 Amici al Box, il format di Sky Sport Italia, ha risposto alle domande di Vicky Piria e Roberto Chinchero.
Ecco le parole del giovane pilota italiano:
"Prima volta che ci siamo incontrati con Toto? Monaco 2018, ero andato lì per il Gran Premio; tra l’altro avevo portato la coppa che ho vinto alla Champions Cup in mini kart. Quello è stato il nostro primo incontro, dopo abbiamo guardato anche la sessione insieme al box. Alla fine, sai, la cosa bella è che abbiamo un bel rapporto professionale, e anche un bel rapporto al di fuori della pista. Ovviamente al di fuori della pista è tutto molto più tranquillo, siamo più rilassati. Quest’anno siamo anche andati insieme in Austria, a Kitzbühel, a guidare sul ghiaccio: è stata una giornata bellissima. Alla fine è normale che in pista devi avere un rapporto professionale, mentre al di fuori si può avere un rapporto un po’ più aperto. Sono contento perché in ogni occasione siamo molto aperti nei nostri confronti: parliamo faccia a faccia, in modo chiaro, e questo è molto importante per me. Soprattutto nei momenti in cui non sono andato bene, per esempio a Monza la gara non è andata bene, sapevo di aver fatto male, Toto me l’ha detto senza problemi e io l’ho presa in modo positivo. Preferisco questo, che la nostra relazione sia molto trasparente, soprattutto in pista, che aiuta anche a migliorare poi.”
"Devo dire che i test sono sempre andati bene, però sicuramente dopo l’incidente di Monza ho iniziato anche nei test a fare un po’ più fatica, a guidare un po’ più teso, e diciamo che a livello mentale non è facile. È stato un momento difficile, anche perché è stato il mio primo grosso incidente in macchina in tutta la mia carriera. È come prendere uno schiaffo in faccia, quindi da quel momento ho fatto un pelino più fatica anche nei test, rispetto all’inizio, e da pilota inizi un po’ a dubitare. Però il team e Toto mi hanno sempre dato supporto, e questo mi ha aiutato a riprendere confidenza.
Credo che devo migliorare nel gestire meglio le sessioni: a volte vado un po’ oltre il limite troppo presto e finisco solo per autoinfliggermi dei danni.”
"Se do consigli a Toto per suo figlio? Magari più mio padre, però qualche volta siamo andati in pista con Jack (Wolff), ed è bello vedere che sta migliorando tanto. La cosa bella è che non è lui che spinge per Jack, è Jack che vuole farlo, e quella è la cosa migliore. Adesso dovrò andare a vedere qualche gara con Toto, che è molto stressato quando vede Jack, quindi gli farò un po’ da supporto morale.
La volta che ho fatto arrabbiare di più Toto è Monza, probabilmente: in gara ho guidato come un donkey.
A Toto stressa il fatto che uso molto la pista.”
"Non ci sono pressioni dal team, quello mai. Magari sono più pressioni che mi sono messo io, perché il periodo europeo è stato un periodo difficile dove ho fatto fatica. Soprattutto quando è arrivata la sospensione nuova, ho fatto più fatica anche rispetto a George. Quello è stato un momento difficile dove ho iniziato a sentire più la pressione, ma non perché me la mettesse il team, ma perché io vedevo che facevo fatica, guidavo teso e i risultati non arrivavano. Quindi ho iniziato a mettermi pressione addosso, che non è mai il massimo.
Per gestire le energie è più il mio preparatore che mi vede subito al mattino e vede come sono messo. Adesso indosso anche l’anello, quindi non ho scampo: vede tutto — quando vado a dormire, come dormo, quanto dormo. Però già di mio cerco di fare tutto nel modo corretto, perché una cosa che non sopporto è entrare in macchina ed essere stanco, perché poi guidi male, te ne accorgi e ti arrabbi ancora di più, e dopo guidi ancora peggio. Quindi è una cosa che voglio evitare.”
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