Il 2025 sarà ricordato come l'anno in cui Max Verstappen ha lasciato la sua corona a Lando Norris, diventato per la prima volta campione del mondo di Formula 1. É l'anno del grande fallimento Ferrari, partito sulle scia di un grande 2024 e l'arrivo di un Lewis Hamilton che ha sporcato tutti i suoi record grazie alla Rossa. É l'anno in cui Max Verstappen è diventato idolo delle masse, mostrando un amore per il motorsport senza eguali, e l'anno del primo podio di un esperto come Nico Hulkenberg e della grande esplosione di Isack Hadjar. Con l'augurio di un meraviglioso fine anno e di un buon inizio, ecco le pagelle di fine anno della redazione di F1-News.eu.
Lando Norris (McLaren) – Voto 9
Il mondiale 2025 non lo ha vinto il più aggressivo, né il più spettacolare. Lo ha vinto il pilota che ha capito meglio di tutti come si sopravvive e si prospera nella Formula 1 moderna. Norris non ha dominato, ha costruito. È una differenza enorme.
La sua stagione è stata un crescendo lento ma inesorabile: qualche incertezza iniziale, un paio di weekend in cui sembrava mancare quel guizzo che ci si aspetta da un pretendente al titolo, poi la metamorfosi. Da metà anno in avanti, Norris ha iniziato a leggere le gare con una lucidità che non gli era mai stata attribuita fino in fondo. Ha evitato gli scontri inutili, ha capitalizzato ogni occasione, ha trasformato i “buoni piazzamenti” in punti pesanti.
Il suo mondiale nasce dalla continuità: nessun picco fuori scala, ma una costanza feroce. È diventato il pilota che sbaglia meno, che si fa trovare sempre lì, che non si lascia trascinare dall’emotività del momento.
Il titolo non è stato un lampo: è stato un’opera di pazienza, maturità e gestione. E proprio per questo vale doppio.
Oscar Piastri (McLaren) – Voto 8
Piastri è stato il grande enigma della stagione. Per lunghi tratti è sembrato lui il più forte in pista: velocissimo, glaciale, capace di vincere con un’autorità che pochi hanno.
Nella prima metà dell’anno ha dato l’impressione di avere il mondiale in mano. Poi, quando la pressione è diventata costante, qualcosa si è incrinato. Errori non da lui, qualche weekend in cui la lucidità è venuta meno, un paio di gare in cui ha lasciato punti pesanti senza un vero motivo tecnico.
Il confronto interno con Norris è stato illuminante: il talento puro di Piastri è forse anche superiore, ma la gestione mentale di una stagione intera è un’altra cosa.
Il 2025 non è stato un fallimento, anzi: è stato un anno che gli ha mostrato cosa serve per diventare campione del mondo. E il potenziale, quello vero, resta enorme.
George Russell (Mercedes) – Voto 8,0
Russell ha fatto una stagione che, in un altro contesto tecnico, sarebbe stata definita “da candidato al titolo”. Ma la Mercedes del 2025 non era quella dei tempi d’oro, e lui ha dovuto adattarsi a un ruolo diverso: quello del pilota che massimizza, che non spreca, che tiene la squadra agganciata ai migliori quando la macchina non glielo permetterebbe.
La sua guida è stata pulita, metodica, quasi chirurgica. Pochi errori, tante letture intelligenti, una capacità rara di capire quando attaccare e quando accontentarsi.
Non ha mai dato l’impressione di poter trascinare la vettura oltre i suoi limiti, ma ha fatto esattamente ciò che un top driver deve fare: essere sempre presente, sempre competitivo, sempre affidabile.
È mancato il lampo? Forse sì. Ma la solidità che ha mostrato è quella dei piloti che, con il pacchetto giusto, possono davvero giocarsi un mondiale.
Andrea Kimi Antonelli (Mercedes) – Voto 7
L’esordio più atteso degli ultimi anni è stato analizzato al microscopio, soprattutto in Italia. Antonelli è arrivato in Formula 1 con un carico di aspettative sproporzionato, e la sua stagione va letta con equilibrio.
La velocità naturale si è vista subito: niente timori reverenziali, niente esitazioni nei duelli, niente paura di spingere. Ma la F1 è un ambiente che non perdona, e l’inesperienza è emersa nei momenti più caotici, nelle partenze complicate, nelle letture affrettate di alcune fasi di gara.
Il suo momento più convincente è arrivato nella Sprint: lì ha mostrato una lucidità sorprendente, gestendo ritmo, pressione e traffico come un pilota molto più navigato. È stato il primo vero segnale che il talento c’è, eccome.
Il podio conquistato è un simbolo più che un risultato, ma non deve distorcere il giudizio: il 2025 non era l’anno della consacrazione, era l’anno della costruzione.
E da questo punto di vista, Antonelli ha fatto esattamente ciò che doveva: sbagliare, imparare, crescere. Il resto verrà.
Max Verstappen (Red Bull) - Voto 9
Per la prima volta dopo anni, Verstappen ha dovuto fare il mestiere più difficile per un campione: inseguire. E non è un ruolo che gli viene naturale.
La Red Bull non era più la macchina schiacciasassi che gli aveva permesso di dettare legge, e Max ha dovuto reinventarsi. La prima parte della stagione è stata un terreno minato: errori, duelli forzati, qualche eccesso di frustrazione. Ma quando la macchina ha iniziato a rispondere un po’ meglio, è tornato il Verstappen che conosciamo: aggressivo, chirurgico, capace di rimonte che sembrano scritte da un videogioco.
Gli stint finali, soprattutto nella seconda metà dell’anno, sono stati un manifesto del suo talento: ritmo devastante, gestione perfetta, capacità di leggere il degrado gomme come pochi.
Ha tenuto vivo il mondiale quasi da solo, ma i punti persi all’inizio sono rimasti lì, come un conto da pagare.
Non è stata una stagione da dominatore, ma è stata una stagione da fuoriclasse. E la differenza, in un anno così, si è vista tutta.
Yuki Tsunoda (Red Bull) – voto 5,5
Chiamato a un compito complicatissimo: diventare compagno di Verstappen dopo aver lasciato una VCARB ormai cucita su di lui, senza conoscere a fondo la nuova vettura e i nuovi sistemi. Tra ambientamento, team completamente diverso e richieste tecniche elevate, Tsunoda ha fatto quello che poteva. Il fatto che sia rimasto nel giro Red Bull come riserva per il 2026 è una conferma della fiducia residua. Tuttavia, la stagione non è stata sufficiente per compiere il salto definitivo. È rimasto spesso sulla soglia, senza riuscire a sfondare davvero. Ora è lì, sulla sponda, in attesa di capire se arriverà un’ultima occasione.
Lewis Hamilton (Ferrari) – voto 5,5
La sua prima stagione in Ferrari non è stata quella immaginata né da lui né dall’ambiente. Dopo il bagno di folla di Fiorano, Hamilton sognava di giocarsi subito l’ottavo titolo mondiale, invece il 2025 si è trasformato in un’annata di sofferenza tecnica e mentale. Una vettura spesso poco reattiva, difficile da interpretare e lontana dalle sue esigenze ha generato una sensazione di passività che solo a tratti è venuta meno. Il voto resta sotto la sufficienza, ma senza essere punitivo. L’ambientamento in un contesto completamente nuovo, la percezione di non essere stato ascoltato in più fasi chiave e una struttura che non sempre ha saputo valorizzare la sua esperienza pesano nel giudizio. In mezzo a tante difficoltà, resta comunque un dato simbolico: l’unica vittoria Ferrari del 2025, seppur in Sprint, porta la sua firma, in Cina. Un segnale che il valore non è scomparso, ma rimandato.
Charles Leclerc (Ferrari) – voto 6,5
Meglio del compagno, soprattutto per continuità. Leclerc si prende mezzo voto in più grazie a una stagione più solida in qualifica e a una maggiore presenza nelle posizioni da podio. Anche in un contesto tecnico complicato, il monegasco ha confermato una caratteristica ormai chiara: quando la macchina non è all’altezza, riesce spesso a tirare fuori qualcosa in più. Non ci sono molte controprove, se non il 2022, di come si comporti quando è chiamato a dominare, ma nel 2025 ha spremuto il massimo da un pacchetto imperfetto. È stato velocissimo anche quando la vettura “stava in strada” a fatica. Forse è mancata una piena empatia tecnica nell’adattamento con Hamilton, ma il legame emotivo con Maranello resta fortissimo. Ferrari, per lui, è ancora casa.
Carlos Sainz (Williams) - Voto 7
Sainz ha vissuto una stagione altalenante ma con momenti di spessore: dopo un inizio difficile con risultati scarsi e qualche uscita fuori dai punti, ha saputo risalire la china e ottenere due podi, incluso un terzo posto in Qatar e uno in Azerbaijan, che ha definito come uno dei momenti migliori della sua carriera. Questi piazzamenti hanno contribuito in modo significativo a portare Williams al quinto posto nella classifica Costruttori, il miglior risultato del team dal 2017. Tuttavia, non è sempre riuscito a convertire la competitività della vettura in risultati costanti e talvolta ha commesso errori frutto di nervosismo in gara.
Alex Albon (Williams) - Voto: 6.5
Albon ha mostrato prestazioni solide nella zona punti e spesso è stato competitivo con la Williams, contribuendo al quinto posto nella classifica Costruttori. Ha fatto gara regolari ma non ha ottenuto podi a differenza del compagno di squadra, e alcune giornate sono state deludenti, con difficoltà a mantenere un ritmo elevato in alcune fasi di gara.
Isack Hadjar (Racing Bulls) - Voto 8
Il francese è stato uno dei rookies più impressionanti della stagione, mostrando ritmo e maturità in crescita costante. Dopo un inizio difficile, ha centrato un podio — terzo posto al GP d’Olanda — e si è distinto nel confronto diretto con compagni di squadra più esperti, ottenendo risultati e qualifiche di rilievo. Il miglioramento durante l’anno ha convinto Red Bull a promuoverlo per il 2026, un chiaro segno del valore mostrato nel 2025.
Liam Lawson (Red Bull/Racing Bulls) - Voto 6
La stagione di Lawson è stata altalenante: sebbene abbia avuto momenti di buon ritmo, non ha mantenuto la stessa consistenza di Hadjar. Il suo rendimento è stato spesso condizionato da errori o da una vettura non perfettamente in grado di competere con regolarità. Resta una stagione di transizione con lampi interessanti ma senza la continuità necessaria per salire oltre la sufficienza piena.
Fernando Alonso (Aston Martin) - voto 7,5
Ad inizio stagione sembrava che il tempo avesse finalmente preso il sopravvento su Fernando Alonso e invece gli aggiornamenti hanno reso più guidabile una AMR25 fallimentare. Dalla sua Spagna una serie di gran piazzamenti - sei volte dentro le prime sette posizioni quindi davanti a qualche pilota dei top team. Ha salvato il salvabile in attesa di una nuova linfa per la scuderia inglese nel 2026. Potrebbe essere il suo ultimo capodanno da pilota di Formula 1: tutti quanti conosciamo il desiderio che esprimerà alla mezzanotte. Adrian Newey sta lavorando per esaudirlo.
Lance Stroll (Aston Martin) - voto 5
Un'altra stagione in cui la vulgata popolare si è sfogata contro il figlio di papà dell'Aston Martin, reo di avere un genitore che non solo gli ha comprato il sedile ma gli ha comprato una scuderia. Rimanendo sulla stretta cronaca della pista, l'inizio di stagione del canadese era stato di impatto. Le solite grandi qualità sull'acqua in Australia per chiudere 6° nel delirio dell'acquazzone finale e il 9° posto in Cina l'avevano messo nella giusta posizione. Da lì una serie di uscite in Q1 e delle strategie di gara sempre fallimentari. Nel momento in cui la scuderia del "papi" diventerà una seria contender bisognerà prendere una seria decisione sul suo futuro.
Oliver Bearman (Haas) – voto 7
La seconda parte di stagione è stata semplicemente straordinaria. Bearman si candida con forza a un futuro in Ferrari dal 2027, qualora si aprissero scenari di mercato. È cresciuto gara dopo gara, mostrando grande velocità in qualifica e una maturità sorprendente nei duelli ruota a ruota. Brillante nei sorpassi e solido in difesa, come dimostrato in Messico, dove è stato semplicemente super. Ha saputo sfruttare meglio del compagno gli sviluppi che Haas ha portato da Austin in poi, diventando un riferimento interno. L’unico aspetto da limare resta la gestione di alcune situazioni affrontate ancora con mentalità da rookie, che gli sono costate penalità evitabili. Talento evidente, ora serve solo un po’ più di freddezza.
Esteban Ocon (Haas) – voto 6
I punti sono arrivati, ma è il confronto a distanza con Bearman a far riflettere. Da Ocon ci si aspettava qualcosa in più, soprattutto nella fase finale di stagione, quando gli aggiornamenti avrebbero dovuto permettergli di stare più vicino al giovane compagno. Invece il suo 2025 è stato fatto di alti e bassi, con troppi passaggi a vuoto. Nella prima parte del Mondiale ha svolto il suo compito con ordine, senza particolari sbavature, ma senza nemmeno picchi di rilievo. Nel 2026 dovrà alzare il livello, perché il contesto non concederà più alibi. Sufficienza piena, ma senza entusiasmi.
Nico Hulkenberg (Stake F1) - Voto 7
Una delle storie più romantiche del 2025 ha avuto il grande Nico come protagonista. Dopo 239 Gran Premi, il tedesco ha provato l'ebbrezza del primo podio in carriera. Su un circuito iconico come Silverstone, in una gara pazza in cui ha mostrato più pazzo della migliore versione di Lewis Hamilton, a caccia di un podio non arrivato mai in questa stagione. Una perla che ha coronato una stagione solida in cui ha visto la Sauber più in lotta rispetto gli altri anni e che ha visto il tedesco spesso andare a punti pesanti utilizzando tutta la sua esperienza.
Gabriel Bortoleto (Stake F1) - Voto: 6
Bortoleto ha affrontato una stagione difficile da rookie: pur essendo passato da un campionato junior di successo, si è scontrato con le limitazioni della sua vettura e con la necessità di accumulare esperienza. Ha ottenuto qualche risultato interessante, specialmente subito dopo il podio di Hulkenberg a Silverstone (quattro Top Ten in cinque gare) ma è rimasto spesso lontano dalla zona punti e non ha avuto quella continuità necessaria per emergere tra i giovani.
Pierre Gasly (Alpine) - Voto 7
Solo lui e Max Verstappen hanno cannibalizzato così tanto la sfida interna in termini di punti. Senza di lui, l'Alpine non avrebbe avuto mezza chance di finire a punti e invece con la peggiore macchina della griglia ha totalizzato 22 punti, trovando anche performance improvvise sul giro secco come nel finale di stagione. Un pilota che vale ben altre zone della pista ma inserito nel pieno rebuilding della scuderia francese. ll 2026 serve anche a lui per sperare in una svolta di carriera.
Franco Colapinto (Alpine) - Voto 0
Saremo forse spietati e guidare un'Alpine è una scusante abbastanza potente ma l'argentino alla fine si è rivelato più nella sua versione crash che in quella combattiva che mette punti a referto. Ancora esuberante in pista, dove la sua esplosività diventa deleteria con una monoposto mai bilanciata. Ha strappato un contratto per il 2026 più per una mancanza di alternative e fantasia in casa Alpine che per suo reale merito. Le prime gare del 2026 saranno cruciali.
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