Sulle pagine di Autosprint, Giorgio Terruzzi ha analizzato il percorso di Kimi Antonelli, sottolineando quanto sia complesso giudicare un giovane pilota dopo pochi mesi di esperienza in Formula 1. “Giudicare i piloti è sempre complicato, serve tempo, come si fa con i bambini che crescono per scatti intimi e imprevedibili, indipendentemente dall’età”, ha spiegato il giornalista, invitando a un approccio meno affrettato e più equilibrato nei confronti del talento italiano della Mercedes.
Terruzzi ha portato ad esempio il caso di Isack Hadjar, che al contrario di Antonelli era stato considerato fragile e poco rassicurante prima del debutto, ma che ha saputo smentire gli scetticismi con una crescita evidente e sorprendente: “Paradossalmente, proprio Hadjar dimostra quanto le ipotesi iniziali possano essere ribaltate da una maturazione tanto evidente quanto misteriosa”. Una lezione che invita a non etichettare troppo presto Antonelli, che sta affrontando le difficoltà fisiologiche di un esordiente in un ambiente tanto competitivo ed ora è sotto il mirino delle critiche dopo aver colpito Leclerc a Zandvoort.
Secondo Terruzzi, la vera chiave sta nella pazienza: “Stiamo parlando di un ragazzino alle prese con i capitoli decisivi della propria carriera. Forse è stato troppo esaltato rispetto ai tempi naturali di crescita, che chiedono semmai un filo di attesa. Non è detto che sia già pronto per la bagarre là davanti, ma davanti sa stare e imparerà a viaggiare proprio perché ha masticato amaro dentro la sua prima stagione di Formula 1”. Parole che restituiscono fiducia a chi vede in Antonelli un progetto a lungo termine, fatto di errori, cadute, ma anche di maturazioni improvvise che potrebbero consacrarlo come uno dei protagonisti del futuro.
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