Il clima attorno alla Ferrari si è fatto incandescente, e il detonatore questa volta ha il volto di John Elkann. Ci pensa Carlo Vanzini, voce di Sky Sport Italia, a raccontare il velo sulle tensioni a Maranello dopo le dichiarazioni pungenti del presidente e una stagione che ha visto l’equilibrio interno saltare più volte. Dal Belgio in avanti, secondo Vanzini, sarebbe stato opportuno che Lewis Hamilton lasciasse parlare la pista, senza alimentare la polemica con battute sugli italiani o sui metodi di lavoro del team. Eppure l’episodio chiave, quello destinato a restare negli annali, è lo sfogo di Hamilton dopo la qualifica di Budapest: “Forse è davvero ora di cambiare pilota in Ferrari”, la reazione travolgente all’ennesima delusione, mentre Leclerc volava in pole. Parole che hanno lasciato il segno, sia nei numeri che nello spogliatoio rosso.
Hamilton mai così giù, Leclerc ultimo baluardo
In ventuno gare, Hamilton chiude con uno zero mai visto sulla casella podi: un’anomalia per un sette volte iridato che ha riscritto record su record nel circus. Numeri alla mano: 105 vittorie, 202 podi, 104 pole, 7 titoli piloti e 8 costruttori in carriera, a confronto con una Ferrari che nello stesso arco temporale ha raccolto la metà delle vittorie, più podi ma meno pole e soprattutto appena tre titoli. Hamilton rischia così di diventare il terzo campione nella storia della F1 a chiudere senza podi, raggiungendo nomi come Scheckter e Raikkonen in annate nere. Dall’altra parte, Charles Leclerc rappresenta ancora la bandiera del cavallino: sette podi in stagione, tanti sfoghi alla radio ma sempre pronto a metterci la faccia, anche nei momenti più amari come a Imola. Basta poco perché il 16 rischi di entrare nell’olimpo degli eterni incompiuti della Rossa, come Ickx, Villeneuve, Berger e Alesi: idoli senza un mondiale, ma impressi per sempre nel cuore dei tifosi.
Una squadra smarrita tra numeri e parole
Il team principal Vasseur si barcamena tra dichiarazioni caute e cambi di strategia, mentre attorno a lui resta il dubbio se la nuova gestione abbia davvero colto l’essenza del mondo Ferrari. Secondo Vanzini, uno degli errori più pesanti è stato privarsi del ponte con le radici di Maranello, lasciando andare figure come Jonathan Giacobazzi, punto di riferimento per tradizione e raccordo tra management e pista. Nel frattempo, anche il management raramente espone la propria visione pubblicamente: quando lo fa, l’effetto è spesso dirompente, come dimostrano le ultime uscite presidenziali che sembrano addossare tutte le colpe ai piloti. Eppure, è impossibile trascurare il dominio McLaren con la MCL39 (14 vittorie in una stagione, pari a quante la Rossa ha totalizzato in sette anni), mentre ad Austin 2018 si festeggiava l’ultimo successo Ferrari con Kimi Raikkonen. Forse, conclude Vanzini, non resta che far calare il silenzio sulla squadra e ricompattarsi: troppo spesso, in questa stagione surreale, l’unico punto fermo restano i tifosi, sempre fedeli ovunque e comunque.
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