Nel panorama F1 contemporaneo, le tensioni tra personalità emergono nitide e alimentano dibattiti senza fine. È Zak Brown, intervistato dal Telegraph, ad esprimere senza mezzi termini il suo punto di vista su Christian Horner, ex team principal Red Bull, protagonista di un cambiamento vissuto sotto i riflettori dopo la storica lotta mondiale 2021 tra Hamilton e Verstappen e l’arrivo delle telecamere di Netflix. Brown non si limita alle semplici constatazioni, ma affonda sul ruolo della celebrità e delle pressioni esterne nel trasformare la personalità di Horner, che secondo molti addetti ai lavori e tifosi non è più quello di prima.
Drive to Survive e la metamorfosi
Nella narrazione di Brown, emerge con forza il confronto tra passato e presente. "Conosco Horner da più di trent’anni, i suoi traguardi meritano rispetto. In passato ci trovavamo d’accordo, ma oggi non posso non notare quanto sia cambiato. L’influenza di Drive to Survive, la fama e le ricchezze hanno modificato la sua visione: ora tutto sembra ruotare attorno a gloria e denaro, e questo ha stravolto il suo modo di lavorare", confida il boss McLaren. Per Brown, il successo mediatico e le pressioni di un mondiale incandescente sono stati determinanti nello svelare un lato più spigoloso e competitivo di Horner.
Tattiche al limite e tensioni tra team
Il giudizio di Brown si fa ancora più netto quando entra nel merito del comportamento in pista e fuori. "Nel Motorspot esistono i piloti aggressivi che ti spingono a mettere due ruote fuori per superarti, e chi invece non si fa scrupoli e cerca di farti uscire completamente: Christian rappresenta proprio questo tipo. Lui ha accusato la mia squadra semplicemente per destabilizzare la nostra concentrazione: non credo credesse davvero a ciò che diceva, era solo un tentativo di interferire. Tutti sanno che queste tattiche non portano alcun vantaggio tecnico". Un’accusa dura, che riflette la crescente spaccatura fra due tra i team più influenti del mondiale e mette in evidenza come i rapporti tra squadre siano oggi il risultato non soltanto della competizione in pista, ma anche delle schermaglie tattiche e della pressione pubblica che ruota attorno alla Formula 1.
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