McLaren vede ribaltate le proprie certezze a Las Vegas, proprio quando Lando Norris sembrava avere il titolo in tasca. Il secondo posto conquistato dal britannico era oro colato su una pista proibitiva, consentendo al team di cwoking di incrementare il margine su un Max Verstappen rimasto sempre all’ombra in classifica. L’imprevisto, però, arriva fulmineo: controllo tecnico e doppia squalifica per “skid” troppo usurato. I 24 punti ora sono ancora un patrimonio importante, ma la pressione psicologica su Norris e su tutto il team cresce a dismisura a due GP dalla fine.
Skid troppo morbido, Woking tradita da un’anomalia
Anomalo è stato lo sviluppo dell’intero weekend americano. Lo staff di Andrea Stella ha usato la prima sessione libera del venerdì per studiare il graining sulle gomme in condizioni di pista quasi impraticabile: un vero stress test per cercare dati difficili, ancora prima di ottimizzare davvero l’assetto. Un approccio che poteva funzionare, se non altro per indagare il consumo del pattino, ma la vera analisi sarebbe dovuta avvenire nella seconda sessione: interrotta brutalmente dal famigerato tombino che ha mandato all’aria programmi e simulazione passo gara per tutti. Anche la terza sessione, condizionata dalla pioggia, ha costretto i team a dedicare il lavoro più al giro secco da qualifica che alla valutazione con alto carico carburante. Nel caos generale, però, Woking aveva ogni motivo di sentirsi al sicuro in termini di skid: I nostri piani erano chiari, la storia della vettura ci aveva sempre dato riscontri fedeli in stagione, hanno lasciato intendere dal muretto. Eppure, proprio il pattino si è trasformato nella trappola perfetta, con un insolito porpoising osservato sia sulla monoposto di Norris che su quella di Piastri.
L'anomalia nel setup e i team radio rivelatori
Non è la prima volta che la McLaren si trova a convivere col porpoising, come emerso nettamente a Miami. Lì il setup estremamente morbido scelto dai tecnici aveva generato un retrotreno molto flessibile, per garantire aderenza meccanica nei tratti lenti sacrificando la rigidità ma ottenendo stabilità eccezionale ad altezze maggiori. A Las Vegas il copione si è ripetuto, ma con una pista meno indulgente: la vettura andava a toccare il fondo specialmente nelle curve veloci, con Norris impegnato in un “Lift and Coast” molto aggressivo, alzando il piede anche in tratti inconsueti come la sequenza dalla curva 9 alla curva 12 e sulla Strip in piena accelerazione. Dall’analisi dei dati emerge come il vero nodo non sia stato tanto l’altezza della vettura, quanto la rigidezza del retrotreno, troppo cedevole e quindi soggetto a rollio. Le radio rendono il quadro ancor più chiaro: E nessun festeggiamento si è udito dopo la bandiera a scacchi, segno che la consapevolezza del rischio squalifica era già palpabile sul muretto.
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