Saper fare un passo indietro è segno della grande consapevolezza di chi conosce se stesso e sa cosa può dare agli altri. É proprio quello che Zak Brown fece a gennaio del 2019, quando, da CEO, decise di cedere la gestione delle gare e della scuderia McLaren in Formula 1 ad un team principal a tempo pieno. Il nome individuato fu quello di Andreas Seidl, ex boss della Porsche in WEC, con cui aveva vinto due LeMans nel 2015 e nel 2017. L’ingegnere tedesco si presentò mostrando una visione netta e definita del futuro della squadra che fu di Ron Dennis: “È un enorme privilegio e una sfida lavorare in McLaren e io sono pronto per farla. Avere l’opportunità di contribuire all’eredità della McLaren mi ispira così tanto ed è special. La McLaren ha una visione, la leadership, l’esperienza e, soprattutto, le persone per ritornare al vertice, che sarà il mio principale obiettivo”.

Ecco Ron Dennis. L’ingombrante e inarrivabile figura che aleggia su Woking. Dieci titoli piloti, sette costruttori, piloti come Niki Lauda, Alain Prost, Ayrton “Magic” Senna, Keke Rosberg, Gerhard Berger, Mika Hakkinen, David Coulthard, Kimi Raikkonen, fino ad arrivare a Fernando Alonso e Lewis Hamilton. Tutti passati tra le mani di Dennis. Per questo Seidl ha parlato di eredità da raccogliere e sfida per tornare al vertice, ma la situazione raccolta dal tedesco non era certo delle più semplici. Sesto posto nel mondiale 2018 (che sarebbe stato settimo se non ci fosse stato il passaggio di proprietà della Force India in mano a Stroll) e due piloti in scadenza tanto per ricordare.

Seidl ha l’audacia di chi conosce la vera storia. Confida nel talento non ancora sbocciato di Carlos Sainz, decimo in Renault, e osa firmando un rookie che stava battagliando per il titolo della Formula 2 con una passione insana per Valentino Rossi, tale Lando Norris, entrambi firmati con un annuale. Neanche il neo team principal sa, forse, che a Silverstone, 10° gran premio dell’anno, avrà deciso di rinnovargli il contratto per un altro anno. La McLaren con i suoi piloti dimostra che il motore Renault ha qualità, nonostante i problemi del team di Losanga. Norris e Sainz sono complementari. L’inglese dimostra le qualità fenomenali sul giro secco, inserendosi anche nella Top 6 in qualifica, ma Carlos Sainz ha una solidità pazzesca in gara. Per quindici volte, la McLaren porta uno dei due piloti in Q3, per nove finisce in top 6 in gara, battendo anche qualche big team. In Brasile, sfruttando il patatrac Ferrari, Sainz e la McLaren coronano una stagione meravigliosa con il terzo posto. Quarta in Costruttori con 145 punti, sesto nei piloti Sainz con 96 e un promettente undicesimo per Norris, figlio di qualche errore di troppo nei pit stop.

Il futuro per la scuderia di Woking non potrebbe sembrare più roseo. A differenza di altre scuderie, non snobberanno il 2020 in virtù di un rimescolanza degli equilibri. Proprio su questo, Seidl ha detto: “Sono molto contento dei progressi che vedo per la stagione 2020. Penso che abbiamo avuto un’ottima comprensione delle debolezze del progetto 2019 ed è dunque bello vedere come l’intero team stia lavorando molto duramente per migliorare. La velocità della monoposto 2020 sarà determinare nella gestione delle risorse verso il 2021”. Inoltre, la macchina del 2021 è già nella galleria del vento e Seidl punta forte alla stagione in cui avranno un motore Mercedes e delle nuove regole: ”Crediamo di poter migliorare con le nuove regole, grazie anche a una nuova galleria del vento e a un simulatore di ultima generazione. Il tutto aggiunto all'enorme passione di tutte le persone di talento che lavorano nelle nostre strutture. Sono sicuro che possiamo raggiungere i team principali”. Visione, leadership ed esperienza sono le caratteristiche che Seidl disse vitali alla sua conferenza stampa. Aver trovato persone che sappiano tramutare una visione in un progetto concreto è la via per il successo.

Sezione: Editoriale / Data: Sab 01 febbraio 2020 alle 10:31
Autore: Paolo Mutarelli / Twitter: @j_pablo99
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