Per Stefano Domenicali, il futuro della f1 passa da una parola chiave precisa, Stati Uniti. In un’intervista concessa ad Haute Living, il numero uno di Formula One Management ha raccontato con tono quasi confidenziale la sua idea di espansione, lontana dalla sola dimensione commerciale. Gli Stati Uniti, nella sua visione, non sono soltanto un mercato in crescita, ma il banco di prova definitivo per capire se il Mondiale sia davvero diventato parte del tessuto sociale del Paese. Non basta riempire gli spalti di Austin, Miami e Las Vegas, ciò che interessa a Domenicali è il momento in cui la Formula 1 smetterà di essere un evento spettacolare da weekend e inizierà a vivere nella quotidianità delle persone, nelle conversazioni, nei media, nella cultura popolare. Solo allora, spiega, si potrà dire che la missione americana è compiuta.
La Formula 1 come “entità sociale” negli Stati Uniti
Il ragionamento del manager italiano va oltre l’idea tradizionale di espansione sportiva. Domenicali immagina la f1 formula 1 come parte integrante del flusso di notizie che scandisce la giornata del pubblico americano. L’obiettivo dichiarato è arrivare a quel punto in cui, entrando in una qualsiasi casa negli Stati Uniti, tra un talk show, una trasmissione sportiva e una rivista, compaia naturalmente un riferimento alla Formula 1 accanto alla NBA, alla NFL o al baseball. In questo quadro, il lavoro degli ultimi anni ha già cambiato il baricentro del pubblico, con un dato che Domenicali cita come prova di una trasformazione in atto, "quasi la metà di chi ci segue negli Stati Uniti è donna e l’età media è poco sopra i trent’anni, significa che stiamo parlando a una generazione nuova che ci chiede un linguaggio diverso". Numeri che mostrano una rottura con l’immagine storica del motorsport, legata quasi esclusivamente a un pubblico maschile e più maturo.
Un dialogo diretto con un pubblico giovane e femminile
Il punto che colpisce di più nelle parole di Stefano Domenicali riguarda proprio la composizione della fanbase americana, circa il quaranta per cento femminile e con un’età media di trentaquattro anni. È un patrimonio che la Formula 1 non può permettersi di disperdere. Per questo, il discorso torna spesso sulla necessità di stabilire un contatto vero con chi affolla le tribune e segue le gare in streaming. Domenicali lo sintetizza con una frase che suona quasi come un programma di lavoro, "se vogliamo restare, dobbiamo imparare a parlare la loro lingua, capire come vivono lo sport, essere presenti dove si informano e si divertono". Non si tratta solo di aggiungere show intorno ai Gran Premi o moltiplicare i contenuti digitali, ma di costruire una presenza costante, riconoscibile, che sappia legare la F1 a temi culturali, sociali, identitari.
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Autore: Mirko Borghesi / Twitter: @@BorghesiMirko
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