Max Verstappen arriva al Gran Premio di Las Vegas con l’aria di chi si rifiuta di considerare chiuso un Mondiale che sulla carta sembra già segnato. L’olandese della Red Bull ha già incartato la propria stagione in una narrazione ben precisa: una lunga rincorsa, fatta di alti e bassi, che lo ha riportato in lotta quando in molti lo davano spacciato. Adesso, però, Verstappen sa che non basta più solo il suo talento: per tenere vivo il sogno iridato nel deserto del Nevada serviranno anche incastri favorevoli e un alleato ingombrante come la fortuna.
Analizzando il suo campionato alla vigilia dello spettacolare appuntamento americano, l’olandese ha sottolineato il lavoro fatto finora. “In ogni weekend abbiamo provato a spremere tutto il potenziale della macchina, e nella maggior parte dei casi ci siamo riusciti, quindi su questo fronte non ho rimpianti”, ha spiegato, tracciando un bilancio lucido. “Mi sono divertito quando abbiamo centrato le vittorie, ma è chiaro che le giornate storte hanno pesato tantissimo, ed è lì che abbiamo perso il treno del titolo”. In controluce resta la consapevolezza che, a metà stagione, il distacco in classifica sembrava destinato solo a crescere, salvo poi ridursi in maniera quasi inattesa grazie a una serie di risultati favorevoli.
Una rimonta già “storica” nella testa di Max
Verstappen ha già trasformato questa seconda parte di Mondiale in un racconto da ricordare, quasi indipendentemente dal verdetto finale. “Dopo la pausa estiva eravamo oltre quota cento punti di ritardo e nessuno avrebbe scommesso su un rientro così netto: invece siamo riusciti a rimettere tutto in discussione, anche con quel pizzico di fortuna che nel nostro sport non guasta mai, ed è qualcosa di cui possiamo andare fieri”, ha ammesso il tre volte campione del mondo, rivendicando l’orgoglio di un gruppo che non ha mollato quando la montagna sembrava troppo ripida. La Red Bull ha saputo reagire sul fronte tecnico, trovando aggiornamenti efficaci e sfruttando ogni singolo errore degli avversari nelle domeniche più caotiche.
Il tracciato di Las Vegas, con il suo layout da cittadino ad altissima velocità, arriva in un momento in cui ogni dettaglio rischia di fare la differenza. Verstappen, che già in passato ha dimostrato di saper leggere alla perfezione i weekend più imprevedibili, affronta questo appuntamento con una miscela di realismo e ambizione. Da un lato insiste sul fatto che la rimonta abbia già un suo valore simbolico, dall’altro sa che una vittoria sotto le luci del Nevada potrebbe cambiare ancora una volta la narrativa della stagione. Tra lunghi rettilinei, frenate violente e gestione delle gomme in condizioni particolari, Las Vegas diventa così il palcoscenico ideale per un pilota che ha costruito la propria leggenda proprio nelle situazioni limite.
Ultime speranze iridate e fede nella fortuna
Quando però il discorso si sposta sulle chance reali di titolo, il tono di Verstappen si fa più misurato. “Da qui alla fine, onestamente, non dipende più solo da me: ci vorrebbe davvero tanta fortuna per avere ancora una possibilità concreta, quindi evito di farmi troppe illusioni”, ha riconosciuto, quasi a voler alleggerire la pressione e spostarla altrove. L’olandese sa bene che, numeri alla mano, servirebbe un mix perfetto di proprie vittorie e passi falsi altrui per ribaltare definitivamente i pronostici. Per questo preferisce concentrarsi sull’esecuzione perfetta del proprio lavoro, lasciando che sia il campionato, eventualmente, a riaprirsi da solo.
In questo scenario, la sfida di Las Vegas assume il sapore di un bivio: o l’ennesima spallata che tiene vivo il sogno fino all’ultimo, o il momento in cui l’olandese dovrà accontentarsi di aver almeno riscritto i termini di un Mondiale che sembrava perso in partenza. Nell’attesa del semaforo verde, Verstappen sceglie di restare fedele alla sua natura competitiva, senza proclamazioni altisonanti ma con la convinzione che, se una breccia dovesse aprirsi, lui sarà lì pronto a infilarcisi. Al resto, come ha ammesso con sincerità, dovranno pensare la sorte e le incognite di una stagione che ha già dimostrato di non seguire copioni predefiniti.
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