All’inizio del 2023, McLaren si trovava in una fase critica. Alla vigilia della stagione, il CEO Zak Brown aveva ammesso apertamente che la squadra non aveva raggiunto gli obiettivi prefissati sul fronte dello sviluppo: “Abbiamo fissato dei traguardi che non abbiamo centrato, ma abbiamo preferito essere sinceri a riguardo.” Il Gran Premio del Bahrain confermò le peggiori paure: Oscar Piastri, al debutto in Formula 1, fu eliminato in Q1 e si ritirò in gara per problemi tecnici, mentre Lando Norris concluse in ultima posizione dopo sei soste ai box dovute a guasti al sistema pneumatico. Anche il successivo appuntamento in Arabia Saudita portò zero punti, lasciando McLaren al nono posto nel mondiale costruttori, davanti solo ad AlphaTauri. Nel mese di marzo arrivò la svolta. La scuderia annunciò un ampio riassetto tecnico con l’uscita di James Key e la suddivisione del suo ruolo di direttore tecnico in tre figure specializzate. La decisione, maturata sotto la guida del nuovo team principal Andrea Stella, rispondeva a un calo di competitività iniziato dopo il terzo posto nel 2020 e proseguito con il quarto nel 2021 e il quinto nel 2022. L’efficacia del nuovo modello si vide pochi mesi dopo. Tra giugno e luglio, McLaren introdusse un pacchetto di aggiornamenti a partire dal Gran Premio d’Austria, dove Norris tornò nelle prime file (P4 in gara e P3 nella Sprint). Il progresso fu netto: in Gran Bretagna, Piastri ricevette le stesse evoluzioni e i due piloti si qualificarono secondo e terzo, confermando la rinascita. Seguì un doppio podio in Giappone (Norris secondo, Piastri terzo) e la prima vittoria Sprint del team in Qatar con l’australiano, che chiuse poi secondo nel Gran Premio. Nell’ottobre 2023, McLaren inaugurò la nuova galleria del vento a Woking, ponendo fine alla dipendenza dall’impianto Toyota di Colonia. A dicembre, il team concluse una stagione iniziata da penultima forza con un sorprendente quarto posto nel mondiale costruttori.
L’ascesa ai vertici (2024)
Il 2024 cominciò con nuovi innesti di peso: David Sanchez, dopo un decennio alla Ferrari, tornò a Woking come direttore tecnico per il concetto e le prestazioni della vettura, mentre Rob Marshall, ingegnere di lunga data Red Bull, fu assunto come responsabile della progettazione. “L’aggiunta di figure di altissimo livello come Rob ci permetterà di stabilire standard tecnici da vertice,” dichiarò Andrea Stella.
Tuttavia, dopo alcune settimane di lavoro, Sanchez lasciò il team in aprile in seguito a divergenze interne sui ruoli. McLaren annunciò un ulteriore riassetto con Marshall promosso a capo progettista, Neil Houldey come direttore tecnico dell’ingegneria e Peter Prodromou confermato all’aerodinamica.
Nonostante i cambiamenti, i risultati non tardarono. Il nuovo pacchetto di aggiornamenti introdotto a Miami riportò McLaren stabilmente ai vertici: Norris vinse la sua prima gara in carriera, resistendo alla pressione di Verstappen e regalando al team il primo successo dal 2021. Da quel momento, la scuderia divenne una presenza costante nelle posizioni di vertice, conquistando una storica doppietta in Ungheria.
Non mancarono tensioni interne: in Ungheria, Norris perse la leadership al via a favore di Piastri, ma recuperò grazie a una strategia d’undercut, tardando però a rispettare l’ordine di squadra per restituire la posizione. Dopo un weekend difficile in Belgio, il britannico rispose con una prestazione eccezionale a Zandvoort, firmando pole, giro veloce e vittoria.
Da lì in avanti, la McLaren consolidò il vantaggio nel costruttori: doppio podio a Monza, nuova vittoria di Piastri in Azerbaigian, e Red Bull in calo di forma portarono il team al comando del mondiale per la prima volta in oltre dieci anni.
Nel finale di stagione, Ferrari tentò di insidiare la leadership, ma la vittoria di Norris ad Abu Dhabi sigillò il trionfo: primo titolo costruttori dal 1998, completando un percorso di rinascita tecnico-sportiva durato appena due stagioni.
Dominio e maturità (2025)
Il 2025 si è aperto nel segno della continuità e del dominio. McLaren ha iniziato la stagione con una vittoria di Norris in Australia sotto la pioggia e un doppio podio in Cina, dove il team ha celebrato la 50ª doppietta della sua storia in Formula 1, un traguardo che risaliva ai tempi di Denny Hulme e Bruce McLaren nel 1968.
Durante l’estate, la squadra ha raggiunto un nuovo traguardo simbolico: la 200ª vittoria in un Gran Premio, ottenuta da Norris in Ungheria dopo aver superato in gara Piastri e Leclerc. Con una MCL39 competitiva e bilanciata, il team ha costruito un ampio vantaggio su Mercedes, Red Bull e Ferrari, confermandosi la forza dominante del campionato.
A Singapore, nonostante un contatto al via tra i due piloti, Norris e Piastri hanno chiuso terzo e quarto, abbastanza per assicurarsi il secondo titolo costruttori consecutivo, con un margine doppio rispetto alla Mercedes.
Ora la sfida si sposta sul fronte piloti: Piastri guida il mondiale con 22 punti di vantaggio su Norris, mentre Verstappen tenta di rientrare in corsa. Se McLaren dovesse riuscire a vincere anche il titolo piloti, completerebbe un’impresa che manca dal 1998, suggellando definitivamente il ritorno al vertice assoluto della Formula 1.
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