Negli ultimi anni sono esplosi i canali YouTube e Instagram di influencer legati alla F1. Complice la serie Netflix, “Drive to Survive”, Liberty Media è riuscita a creare un’attenzione attorno alla Formula 1 mai vista prima. Il motorsport si sa, riguarda gli adulti ma F1 ha iniziato a rivolgere l’attenzione anche ad un pubblico giovane. Lo dimostrano progetti come F1inSchool o F1Kids. Prima che nascesse tutto questo, durante la pandemia, essendo un papà di un bambino di tre anni, che mostrava passione verso la F1, ho pensato a come sfruttare la passione in modo educativo. È nato così il canale Instagram @noahcooks2015. Noah, mio figlio, frequenta il percorso scolastico montessoriano fin dalla materna. Maria Montessori parlava di educazione cosmica, un approccio che mira a offrire ai bambini una visione unitaria del mondo, alimentando in loro un profondo senso di meraviglia. Durante la pandemia, come molti, insieme a mia moglie, abbiamo pensato di utilizzare la cucina come strumento educativo.
I bambini di tre anni non potevano stare davanti un pc e la cucina si mostrò da subito uno strumento importante per sviluppare molte abilità logico matematiche. È nato così il progetto editoriale “Il mio laboratorio Montessori in cucina con Noah” che voleva proprio raccontare questo percorso. Ma proprio durante la pandemia, una domenica pomeriggio, mentre stavo sparecchiando, in tv c’era un Gran Premio di F1. Era il 2018. Premetto, da giovane sono stato un grande appassionato di F1 ma quando Jean Alesi, appese il casco al chiodo, nel 2001, smisi di seguirla. Questo per dire che in tv non guardavo mai Gp, non c’erano modellini o altro. Eppure, quella domenica Noah, che aveva tre anni, passò più di mezz’ora a guardare quel gran premio. Sottolineo mezz’ora perché i bambini di quell’età, fanno fatica ad avere una concentrazione molto lunga, lo dimostrano la durata media degli episodi dei cartoni animati, non oltre i quindici minuti. Fatto sta che in Noah si accese una scintilla che si trasformò in una passione travolgente, cresciuta giorno dopo giorno, in modo del tutto spontaneo.
Fu durante la pandemia che Noah, per puro caso, scoprì su YouTube il canale "F1 Dimenticata" di Andrea e Yuri, che racconta la storia e le storie della Formula 1. Fu amore a prima vista. Noah iniziò a disegnare le auto del passato. Mi chiese di leggergli i libri di Umberto Zapelloni che ripercorrono la storia della F1. In breve tempo, memorizzò tutti i campionati, le vittorie di Jackie Stewart, Gilles Villeneuve e Alberto Ascari. Poi con il tempo iniziò a seguire P1 Matt and Tommy con una grande interesse, Alberto Naska, RaceDay, Tribuna Motori, Storie di F1. Mi chiesi come potessi trasformare questa passione in qualcosa di costruttivo, in un’esperienza educativa in stile montessoriano.
A volte basta osservare i bambini, hanno già tutte le risposte, bisogna solo accendere la miccia giusta. Un giorno, Noah si inventò un memory card game con i piloti di Formula 1, ritagliando fogli di carta e annotando sopra i compagni di squadra di stagioni specifiche. Un'altra volta, mi chiese di portare a casa delle scatole vuote che aveva visto fuori da un negozio di frutta e verdura. Non capivo perché, finché non lo vidi in camera sua, intento a ritagliare e personalizzare il casco di Charles Leclerc. La sua manualità si sviluppava attraverso l’uso di forbici, colori e disegni.
Ma la Formula 1 non era solo un gioco per lui, era un modo per esplorare il mondo. Noah iniziò a studiare tutte le capitali dei paesi dove si svolgevano i Gran Premi, e praticò l’inglese per non perdersi neanche una parola delle comunicazioni radio durante le gare. Mi viene ancora da sorridere perché ancora oggi quando c’è un team radio, è Noah a farmi la traduzione in tempo reale, prima dei commentatori Sky. La matematica divenne fondamentale. Un giorno, mentre guardavamo insieme un Gran Premio, Noah, che aveva appena compiuto cinque anni, iniziò a calcolare quanti giri mancavano alla fine della gara, stava facendo le sottrazioni. "Babbo," mi disse, "se Leclerc gira mezzo secondo più veloce rispetto a Verstappen, in otto giri può raggiungere la testa del GP." Rimasi sorpreso, Noah stava usando le informazioni in suo possesso per rispondere alla domanda cruciale: come può Leclerc vincere questo Gran Premio?
Gli anni passavano e Noah metteva sempre più passione nella F1. Utilizzava il suo tempo libero per fare ricerche. Quando in tv ascoltava Mario Isola parlare di blistering, flat spot, chiedeva a me il significato. Come detto prima, sono stato un appassionato ma non molto preparato tecnicamente. Così Noah ha iniziato a fare ricerche da solo guardando video tecnici di Alberto Naska o cercando dei video a tema. Una sera mentre eravamo a tavola, Noah iniziò a spiegare a me ed a mia moglie l’effetto venturi. Spiegò in modo dettagliato perché il fondo della Ferrari non funzionava bene. Lo fece in un modo sorprendentemente chiaro per un bambino di appena otto anni. Da qui è nata l’idea di “Noah Explains F1 to Kids”, un progetto per avvicinare i giovani al lato tecnico della Formula 1 attraverso esperimenti pratici. Come funziona una galleria del vento? Cos’è il blistering? E i flat spots? Come funziona una termocoperta? Perché si devono scaldare le gomme prima della partenza? Noah spiegava tutto con una chiarezza sorprendente.
Spesso non basta accendere le micce, bisogna trovare anche le persone che alimentano la fiamma e negli anni personaggi come Mario Isola di Pirelli, Carlo Vanzini di Sky o Valtteri Bottas che lo ha voluto incontrare nell’aprile del 2021, lo hanno sempre incoraggiato. Aston Martin gli ha aperto le porte della fabbrica di Silverstone, facendogli vedere come si costruisce una F1. Stefano Domenicali, CEO di Liberty Media, ha ricevuto Noah nel quartier generale di Londra quando aveva sei anni. Noah voleva spiegare a Stefano che le zone DRS a Silverstone dovevano essere cambiate e Domenicali ha avuto la pazienza di ascoltarlo e riceverlo nella sala riunione dove ricevere tutti i big della F1, la Sala Fangio.
Il canale Instagram di Noah è cresciuto notevolmente, e ora riceviamo messaggi da ragazzi tra i 14 e i 18 anni che, pur non essendo fanatici di F1 come Noah, apprezzano la sua capacità di spiegare concetti complicati come l’overcut o undercut in un solo minuto. Quando Radio Phobia, una radio di Reggio Emilia, ha chiesto a Noah di condurre un programma sulla F1, ho pensato che fosse troppo per un bambino di otto anni. Un programma radiofonico richiede sintesi, preparazione e la capacità di esprimere concetti in tempi coincisi. Noah ha accettato la sfida con entusiasmo, dimostrando ancora una volta che, quando un bambino è guidato dalla passione, le possibilità di crescita personali sono infinite.
Federico Bastiani, il papà di Noah.
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