Mattia Binotto, ex team principal della Ferrari e ora guida tecnica e operativa di Sauber, che dal 2026 diventerà il team ufficiale Audi in Formula 1, ha rilasciato una lunga intervista a Il Giornale in cui ha parlato del suo nuovo impegno e della visione strategica per la Casa dei Quattro Anelli. Binotto sottolinea come nel recentissimo passato abbia tratto ispirazione dalle figure leggendarie di Montezemolo, Todt e Schumacher per costruire un progetto solido e vincente.
“Le cose stanno andando meglio,” ha dichiarato Binotto, “in 14 gare abbiamo già fatto più punti che nelle ultime due stagioni messe insieme. L’obiettivo è competere costantemente per i punti, con la priorità sul 2026, quando diventeremo Audi a tutti gli effetti.” Interessante come il team non abbia stravolto le persone ma abbia cambiato metodo di lavoro, “è questo che fa la differenza,” aggiunge.
Binotto riflette inoltre sul ruolo esposto e delicato di team principal: “Quando sono entrato in Ferrari nel ’95, pensavo di restarci per sempre, ma con quel ruolo sai che prima o poi finisci. È un lavoro mediaticamente molto esposto.” Parlando della pressione in Sauber, oggi quasi nulla, annuncia che con l’arrivo di Audi tutto cambierà: “Ci sarà molta più pressione, legata alla storia vincente dell’azienda.”
Audi ha infatti una tradizione di innovazione e successi in diversi campionati motoristici, dalle quattro ruote motrici nei rally fino alle tecnologie diesel nell’endurance e all’elettrico alla Dakar. “Il peso della responsabilità è enorme: non basta vincere, bisogna farlo innovando rispetto all’attuale Formula 1.”
Riguardo alla tempistica, Binotto si è dato cinque anni per lottare per il mondiale, fissando l’obiettivo al 2030. “La crescita parte dalle persone e dalle strutture,” dice, “siamo sottodimensionati rispetto ai top team, ci mancano quasi 300 persone e crescere significa far crescere anche la cultura, i processi e la mentalità.”
Sulla continuità: “Nel calcio cambi 11 giocatori molto più velocemente che in F1 le 1500 persone di un team. Serve pazienza e costruire cultura e metodi. Anche in Ferrari ci sarebbe voluta più pazienza.”
Infine, Binotto si è espresso sulla situazione Ferrari e Red Bull, indicando la fine imprevedibile della storica coppia Horner-Verstappen e lodando il ruolo di Laurent Mekies, da lui portato a Ferrari.
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