Un bilancio che pesa
Con il cambio regolamentare alle porte, Fernando Alonso accoglie con sollievo la fine dell’era del ground effect. Dal 2026 arriveranno vetture più leggere, compatte e con un equilibrio diverso tra motore termico e componente elettrica. Per lo spagnolo, l’esperimento non ha dato i risultati sperati: le monoposto attuali sono ingombranti, pesanti e poco piacevoli da portare al limite. L’intento di favorire lotte più ravvicinate, secondo lui, si è rivelato un miraggio. Dopo un primo anno incoraggiante, la capacità di seguire da vicino è diminuita e la qualità degli duelli si è appiattita.
Sorpassi difficili e piloti più affaticati
La crescente densità delle prestazioni ha reso le gare ancora più statiche: quando quindici vetture stanno in meno di un secondo, ogni sorpasso diventa un’impresa. A peggiorare la situazione è tornata una scia meno efficace, mentre la turbolenza ha ripreso forza. Le statistiche parlano chiaro: gran parte dei GP è stata vinta da chi partiva davanti. Anche Max Verstappen, protagonista assoluto di questa fase, non esita a criticare la generazione attuale. A suo dire, le vetture offrono meno aderenza complessiva, la scia non aiuta più come un tempo e fisicamente sono più impegnative da gestire. Il quattro volte iridato racconta di dolori continui a schiena e piedi, conseguenza diretta dell’aumento di peso imposto dal regolamento.
Verso il 2026 senza rimpianti
Nonostante alcune perplessità emerse nei test al simulatore, ci sono piloti che guardano al nuovo ciclo tecnico con ottimismo. George Russell vede nella riduzione delle dimensioni e del peso un passo nella giusta direzione, convinto che il futuro offrirà monoposto più maneggevoli e divertenti. Ritiene però che, con il tempo, si tenderà a ricordare solo gli aspetti migliori dell’attuale era, come la velocità in curva, lasciando da parte ciò che non ha funzionato. Tuttavia, la percezione generale dei protagonisti suggerisce che il ground effect non verrà rimpianto: la Formula 1 sembra pronta a ripartire da basi più solide, alla ricerca di gare davvero più combattute.
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