Il nuovo capitolo di Ferrari a Singapore ha assunto i contorni di un déjà vu che fa più male che rabbia. La SF-25 ha confermato limiti che ormai si ripetono con costanza da inizio anno, lasciando i tifosi e gli stessi addetti ai lavori in uno stato di rassegnata delusione. Persino voci come quella di Carlo Vanzini, che da sempre difende il Cavallino con passione, hanno tradito irritazione e smarrimento per un’altra qualifica lontana dalle aspettative. Ma la reazione del pubblico racconta ancora di più: non c’è esplosione di furia, bensì una triste consapevolezza che il 2025 rischia di essere già archiviato mentre mancano ancora molte gare alla fine della stagione.
Sui social il sentimento che prevale non è più il furore, ma un silenzioso logoramento che corrode l’entusiasmo. L’amore per la Rossa resta incondizionato, ma proprio questo affetto rende ancora più evidente la frattura. Si attende un segnale, un guizzo, un colpo di orgoglio che però non arriva mai. Da inizio campionato la Ferrari ha alternato momenti promettenti, come qualche spunto in qualifica e podi agguantati con carattere, a cadute che hanno bruciato qualsiasi illusione di continuità. Il risultato? Un equilibrio instabile in cui la passione dei tifosi si trasforma in paziente attesa, ma senza più la rabbia che scuote: oggi prevale la depressione sportiva, la paura di vivere un nuovo ciclo perdente.
La ferita più grande di questa stagione è proprio questa calma piatta che ha avvolto l’ambiente: a ottobre, invece di sognare un finale in crescendo, già si guarda al 2026. Ma lo si fa con una diffidenza crescente, con il timore che i flop continuino a moltiplicarsi. La concorrenza cresce, come dimostrano Mercedes, Red Bull e McLaren, mentre la Ferrari arranca alla ricerca di un’identità tecnica e gestionale. E per chi ha il cuore rosso, la più dolorosa constatazione è quella di sentirsi già tagliati fuori dalla lotta al vertice, condannati a un presente che non entusiasma e a un futuro che fa più paura che speranza.
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