Una notte destinata a restare impressa nella memoria del tennis mondiale. All’Australian Open Carlos Alcaraz ha scritto una pagina che va oltre la semplice vittoria, conquistando per la prima volta l’accesso alla finale di Melbourne al termine della partita più lunga mai disputata nello Slam australiano. Cinque set, quasi sei ore di battaglia e un livello emotivo raramente visto, tanto da superare per durata anche la leggendaria finale del 2022 tra Nadal e Medvedev. Un successo che racconta resilienza, sofferenza e talento puro.

Dal dominio iniziale al baratro fisico

La partita sembrava avviata su binari chiari quando Alcaraz, numero uno del mondo, ha preso il controllo portandosi avanti di due set. Il suo tennis esplosivo aveva messo alle corde Alexander Zverev, costretto a rincorrere senza trovare soluzioni. Poi, improvvisamente, il corpo ha presentato il conto. Nel terzo set lo spagnolo ha iniziato a soffrire crampi evidenti, con movimenti sempre più rigidi che hanno favorito il rientro del tedesco. Zverev ne ha approfittato, pur faticando a sua volta, trascinando il match fino al 2-2 contro un Alcaraz visibilmente zoppicante. In panchina è arrivato l’intervento del fisioterapista e un rimedio diventato subito iconico: succo di cetriolini per rimettere in piedi lo spagnolo. 

Il crollo di Zverev e l’omaggio ad Alonso

Nel quinto set l’inerzia sembrava definitivamente passata dalla parte di Zverev, bravo a strappare subito il servizio e a difendere il vantaggio fino al 5-4, quando ha servito per l’incontro. Proprio lì, però, è emersa la differenza tra chi scrive la storia e chi la sfiora. Alcaraz, pur affrettando spesso i colpi e commettendo molti errori, ha tirato fuori due magie in risposta, recuperando il break e infliggendo un colpo psicologico devastante al tedesco. Zverev si è disunito, mentre lo spagnolo ha ritrovato lucidità e aggressività, chiudendo 7-5 tra l’incredulità generale. La celebrazione finale è stata un ulteriore simbolo: Alcaraz ha omaggiato un altro campione spagnolo, Fernando Alonso, replicando la sua iconica esultanza “da fenicottero” dei tempi Renault, un ponte ideale tra due sport e due generazioni di fuoriclasse.

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Sezione: News / Data: Ven 30 gennaio 2026 alle 12:43
Autore: Paolo Mutarelli / Twitter: @j_pablo99
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Paolo Mutarelli
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Paolo Mutarelli
Giornalista classe 1999, pubblicista dal 2022, laureato magistrale in Scienze Politiche e relazioni Internazionali nel 2025 all’Università La Sapienza di Roma. Il mondiale perso da Massa nel 2008 ha acceso la miccia di un bambino che ha iniziato a seguire la Formula 1 e la altre categorie del motorsport.
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